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6 gennaio 2012
Lavoratoriii...prrr!!!

Mai come in questo periodo i lavoratori e quelli che il lavoro non ce l’hanno più, sono così uniti: non importa quale sia il reddito o la posizione sociale. Stanno pagando tutti. Lasciando perdere chi fa dell’evasione fiscale un comandamento. Sono passate poche settimane da quando Berlusconi era il male dei mali, colpevole di uno spread di cui nessuno conosceva neppure il significato. Poche settimane da quando giornali e giornalisti inneggiavano alla caduta di un governo causa di una crisi che non c’è. Non c’era nel 2006 quando negli States le banche iniziavano a far bancarotta per la loro condotta demenziale. Non c’è ora, dopo quasi sei anni, in un momento in cui nel nome di un’Unione Europea malconcia e mal concepita, ci stanno portando via quel poco che ci resta. In Italia non c’è mai stato un pareggio di bilancio e ai mercati ciò non ha mai destato interesse. I mercati , il mercato, lo fanno e lo hanno fatto le grosse banche, esponendosi con paesi a rischio e ora rischiando di perdere gran parte del bottino: pretendono perciò sostegno dal gatto e la volpe (alias Sarkozy & Merkel), ora affiancati da Monti, che con i banchieri fa merenda tutte le mattine. Hanno pure permesso in questi giorni , in queste ore, una serie di manovre sciagurate da parte di Unicredit che mostrano davvero in cosa consista oggi la crisi. Di questo i media non parlano. Per far ripartire l’Italia, è necessario imporre controlli e dazi ai paesi da cui importiamo merci, gli stessi controlli e dazi che vengono riservati all’Italia. Bisogna defiscalizzare il prodotto Made in Italy (perché non abbassare l’iva ai prodotti nazionali e aumentarla a quelli di importazione?). Ma soprattutto bisogna regolamentare la finanza, vera causa di questa situazione. I giornalisti non hanno meno responsabilità: perché non parlare più di Berlusconi, dei processi, di Bertolaso?. Perché Berlusconi se lo sono tolti di torno. Vergognosa la pochezza dei partiti politici , che in nome della presunta necessità, non concordano ma accettano una serie di manovre da parte di un governo tecnico che sarebbe stato in grado di mettere in piedi chiunque, ma non certo loro. Quando il lavoro sporco Monti lo avrà terminato, torneranno ai loro salotti televisivi a far propaganda, per riprendersi poltrone e privilegi. Le crisi servono, tutte, e questa deve far capire e non dimenticare di chi sono le responsabilità vere. Dimenticavo: i sindacati. Meglio rinuncino ad un ruolo che sta disonorando i lavoratori.(FF).
12 agosto 2011
6/8...48!

Il 6
agosto Moody’s ha portato il rating degli Stati Uniti ad AA+ dal
precedente AAA. I professori dicono che l’America sia diventata un
po’ meno brava a pagare il proprio debito pubblico. Questo dopo
settimane di quotidiani interventi televisivi di Barack Obama, che
paventava il default degli States se entro pochi giorni i suoi
avversari politici non fossero scesi a compromessi. Inevitabile che
succedesse un quarantotto. Giorno dopo giorno sono stati bruciati
nelle borse di tutto il mondo miliardi di euro a scapito dei piccoli
risparmiatori. Un minimo di coscienza civile poteva evitare tutto
questo : le ragioni di palazzo non devono essere pagate dal popolo.
Ciò accade tutti i giorni anche in Italia. Con la doverosa premessa
che le agenzie di rating non hanno mai fatto gli interessi dei
risparmiatori, ma sono sempre state leva dei poteri forti, l’analisi
della situazione mi sembra abbastanza semplice. La prima potenza
economica mondiale produce sempre meno, e quel che acquista e
consuma sono porcherie made in China, che passano in modo
estremamente veloce dalla mano alla discarica. Ricordate quando
eravamo bambini e i giocattoli non si rompevano mai?. Oggi si
acquistano prodotti che sono già rifiuti (mettiamoci pure la
confezione). Eppure gli Stati Uniti stringono sempre più accordi
commerciali con la Cina, facendo fuori i vecchi partner europei.
Noi nel nostro piccolo, come italiani ed europei, snobbiamo i nostri
prodotti e imitiamo gli americani. Molto più scaltri i cinesi e le
altre economie del Far East, che hanno messo delle barriere
d’entrata praticamente insormontabili : alle frontiere è come se ci
fosse scritto “noi non possiamo entrare” (sullo sfondo l’immagine di
un occidentale). Invece in Italia e in Europa queste barriere (i
dazi) sono praticamente assenti. E anche se ci fossero non avremmo
la capacità di farle rispettare. Dicono che non siamo competitivi,
ma i costi per la sicurezza, la qualità e il rispetto delle regole,
ce li sobbarchiamo solo noi. Siamo insomma vittime di noi stessi :
sado-masochismo politico ed economico. La soluzione, fare il
viceversa (FF)
21 agosto 2011
Quale crisi?

La finanza mondiale iniziò ad andare in tilt nel 2006, quando il castello dei mutui subprime cominciò a perdere i pezzi. Del resto come si può dare un finanziamento ad una clientela “non prime”, cioè che non è in grado di restituire il dovuto (anche perchè ampiamente caricato di interessi)?. Due anni dopo Lehman Brothers, che con questi prodotti finanziari era enormemente esposta, saltò, dando luogo alla più grande bancarotta di tutti i tempi. Un debito di oltre 600 miliardi di dollari non poteva passare inosservato, e i mercati mondiali andarono in pallone. In poche settimane fummo travolti da una situazione che neppure potevamo concepire. Doveva durare sei mesi, poi dodici, diciotto. A quasi quattro anni di distanza siamo al punto di partenza. Del resto se ci vuole un buon motivo perché una crisi inizi, ce ne vuole uno altrettanto buono perché la stessa finisca. La Merkel e Sarkozy si trovano a far merenda assieme – una porta salsicce e crauti, l’altro le baguettes (sottobraccio, sono più saporite)- e fan crollare i mercati. In queste ore, durante un incontro di tutt’altro peso fra il vicepresidente degli States , Joe Biden e il suo alter ego cinese, Xi Jinping, c’è stato uno scambio di coccole fra i due paesi, da tempo in odore di matrimonio. Noi invece stiamo a guardare, o facciamo anche di peggio, perché se l’andamento dei mercati non è certo legato alle decisioni politiche (gli speculatori sembrano divertiti da tutti questi vertici), che in ogni caso la classe politica mondiale sta dimostrando di non saper prendere, è anche vero che una bella fetta di imprenditori persevera nell’adottare strategie commerciali controproducenti. Perché un’economia sia sana è necessario che le imprese creino valore. Per creare valore – mi riferisco ad esempio al settore manifatturiero- devono vendere: se vendono producono , danno da mangiare ai lavoratori. Se i lavoratori hanno i soldi , li spendono comperando … e via così. Certo, sono banalità. Ma se un imprenditore invece di produrre, importa semilavorati a basso costo dalla Cina (i cinesi non sono più bravi – semplicemente gli viene permesso di non rispettare le regole), e trasforma il semilavorato in un prodotto di bassa qualità o ancor peggio si limita a rivenderlo, succede questo : non ci guadagna, non fa lavorare i propri dipendenti e non crea ricchezza. Leggo oggi sul Giornale di Vicenza che alcune aziende del settore moda e abbigliamento del vicentino, acquistano il cotone bianco a prezzi dichiarati che vanno da 0,40 a 174 euro al chilogrammo. Viene dichiarato 0,40 quando viene pagata una parte in nero, 170 quando si vuol ridurre la marginalità e pagare meno tasse. Il risultato è il medesimo : il cinese si è arricchito, l’imprenditore evade le tasse e mette sul mercato porcheria (il cotone è sempre lo stesso eh, quello di pessima qualità). Insomma, questa crisi finirà quando si cambierà sistema. La speculazione finanziaria la possono fermare subito, mettendo delle regole ferree che la impediscano. I politici devono guardare un po’ oltre il loro naso e far si che ciò che regolamenta le transazioni commerciali ponga tutti gli stati nelle medesime condizioni. E gli imprenditori (quelli del made in Cina) tornino a far gli imprenditori. La gente vuole comperare prodotti di qualità, vestiti di qualità , giocattoli di qualità, cibo di qualità, non immondizia. Il tempo passa velocemente , ma non per la mia t-shirt Avirex acquistata quando frequentavo le scuole superiori. Sono passati 17 anni da quando mi sono laureato ed è ancora lì in perfette condizioni. Dopo migliaia di lavaggi e un quarto di secolo, cotone e stampa sembrano ancora nuovi. La stessa t-shirt comperata oggi, dopo una stagione, è da buttare (FF).