24/10/2010
La Lite (di
Pietro Nicola Furlan)

22/08/2010
Storia di una lacrima (di
Michelangelo Tagliente)
Riporto quanto scrive Michelangelo Tagliente nel suo blog La
Stanza del vino (http://lastanzadelvino.splinder.com).
Un paio di anni fa sono andato a una degustazione di vini
marchigiani organizzata dalla condotta di Slow Food della mia
zona, i vini erano interessanti, in alcuni casi strepitosi, ma
quella sera rimasi affascinato da un vino rosso a base di
Lacrima di Morro D’Alba, vitigno che conoscevo per letture ma
che non avevo mai avuto il piacere di apprezzare compiutamente.
Mi colpì moltissimo quell’intenso profumo di violetta e la
straordinaria morbidezza in bocca, ma a quella degustazione
seguì l’oblio (nelle enoteche dalle mie parti non amano il
rischio) e non incontrai la “Lacrima” fino al successivo
Vinitaly. Succede poi che un giorno su Face Book mi imbatto in
un post di Fabrizio Furlan (www.fabriziofurlan.it)
che racconta in maniera alquanto poetica dei vini di Veneranda
Vite, un’azienda Marchigiana che produce solo 3 vini rossi di
cui due a base di Lacrima di Morro D’Alba. Per la produzione
dei vini si seguono metodi “vecchi” e faticosi, fermentazione
senza pigiatura degli acini, nessuna stabilizzazione né
filtrazione, salasso pre fermentativo e ovviamente rese
bassissime. Allora mi sono ingolosito è ho mandato una mail per
acquistare i campioni. Mi ha risposto Giovanni Barbieri il Deus
Ex Machina di Veneranda Vite, è nata un’amicizia, Giovanni è
davvero persona di grande intelligenza e squisitezza. Ecco i
vini, che tra l’altro hanno delle etichette bellissime
realizzate da Marco Verdiglione, ( pitto-scultore, le cui
opere sono osservabili nel sito internet
http://www.equilibriarte.org/gal/11017 ):
Aggiungo quanto più volte ho già
affermato: Veneranda Vite è - a tutti gli effetti- un
astro nascente (FF)
/06/2010
La conca degli Ulivi

Le piccole località vivono spesso di minimi vizi e piccole
virtù. Rotonde fiorite , oliveti curati, strade principali
colorate di piante e fiori: questa è Pove del Grappa. Una
comunità felice, dove tutti si conoscono e gli equilibri vengono
mantenuti. Amministrazione e opposizione litigano su questo o
quel lavoro fatto più o meno bene. Insomma, sembra di stare al
Mulino Bianco. Rimani colpito dall’efficienza dell’ecocentro :
mai mi era capitata di vedere una così puntuale suddivisione dei
rifiuti. Dovremmo solo prima o poi riflettere seriamente sul
problema delle confezioni : la montagna di rifiuti è quasi solo
costituita da queste. Non so dire se l’eccellente funzionamento
del centro sia merito del lavoro di volontari o di una corretta
gestione da parte dell’Amministrazione Comunale. Se però
vai al parco giochi, luogo d’accoglienza principe per il tempo
libero dei bambini, che diritto di voto (e di veto) non hanno,
lo trovi sciatto e maltenuto. Il più banale e meno costoso dei
giochi – l’altalena- è rotta e penzolante da tempo. Paradigma
del disinteresse dell’Amministrazione. Uno schifo.

C’è però una cosa che ancora di più
mi inquieta : il Comitato di Gestione della scuola dell’infanzia e
materna – asilo nido e asilo, così si chiamavano. Non che ad oggi mi
sia dato motivo di dubitare del livello e della qualità del sistema
educativo. Maestre e Parroco– grazie all'assunzione individuale di
responsabilità- stanno
facendo bene il loro lavoro. Chiamale Maestre : un costume tutto
italiota ha introdotto infiniti neologismi con lo scopo di non
mortificare certi ruoli. Cosicché lo spazzino è operatore
ecologico e la maestra è educatrice. Maestro è però termine che
indica esempio, guida, persona da imitare. Educatrice è una
persona con specifico diploma. Perciò chi lo merita, chiamalo
Maestro!. Un
gruppo di lavoro dev'essere comunque coordinato e seguire
delle linee guida. I componenti devono avere un ruolo attivo,
meglio: proattivo. Il Comitato di Gestione dell’asilo di Pove
risponde direttamente ed esclusivamente al
Parroco. Non ho idea di come i componenti vi siano entrati a far
parte, ne se e da chi siano stati eletti. Non so neppure se il loro
mandato sia a scadenza. Mia ignoranza. Mi risulta siano per lo più
liberi professionisti con competenze amministrative. Certo è che la
gestione reale dell’asilo è sotto il loro dominio. E’ vero, sono
volontari e non percepiscono compenso. Ma questo non significa che
nelle loro scelte non debbano coinvolgere tutte le parti in causa.
Un comitato di Gestione che vuole portare tale nome deve avere al
suo interno rappresentanti dei genitori, rappresentanti delle
maestre, e relazionare periodicamente sulle scelte operate (e non
solo sulla competenza di far quadrare il
bilancio). In sostanza la questione non è tanto se finora le
cose siano state fatte al meglio oppure no, ma molto più
semplicemente : quis custodiet ipsos custodes?
.(FF).16/5/2010
Enoteca Mariga

Una delle ultime battaglie di Gino Veronelli : il prezzo
sorgente. Ovvero l'indicazione in etichetta dei prezzi
all'origine. Ciò per evitare che nei vari passaggi, il prezzo di
un vino o di un altro prodotto della terra subisse , come accade
di frequente, irregolari lievitazioni. Conosco abbastanza bene i
prezzi dei vini e sovente mi sono reso conto che l'onestà del
produttore, cioè il fatto di uscire con vini
d'eccellenza a prezzi estremamente bassi, fosse oscurato dal
prezzo applicato dal rivenditore finale. Ieri - 15 maggio- è
stata inaugurata a Bassano del Grappa l'Enoteca Mariga.
Giancarlo Baron applica ricarichi onestissimi, e nella
sua bottiglieria non troverai mai un vino industriale. Vi
trovano spazio solo onesti vini contadini. Enoteca Mariga,
Via Macello 3 - Bassano del Grappa.(FF)
26/09/2009
Le guide dei Vini e dei ristoranti
Sono di prossima pubblicazione le nuove e sempre più numerose guide.
Prendo spunto dalla Nota Editoriale della Guida Oro I Vini
di Veronelli 2005 di cui riporto pari pari il riquadro
conclusivo.
"Il plurale di mòna (agg.masch.) e dei
sostant. el mòna, una mòna può presentare qualche incertezza.
Molti di noi dicono spensieratamente i zé mòne, i zé dei mòne,
altri propendono per i zé mona, i zé dei mòna. Forse si vuol
tenere a bada l'idea di molte mòne da allineare per il paragone,
come in una identificàtion parade, o delle mòne in generale,
quasi la serie completa, come per le chiavi inglesi". Chissà,
chissà mai perché, ora che sono in libreria, tra le altre guide
le mie "I Ristoranti 2005" e "I Vini 2005" mi torna in mente il
pezzullo di Luigi Meneghello, da "Maredè, Maredè", Rizzoli 1991?
I zè mòne o i zè dei mona la schiera dei recensori? Da sempre
scrivono - e, ci scommetto, scriveranno le
stesse monate : "Questo e quello han ricevuto Il Sole di
Veronelli, l'altro e quell'altro le 3 stelle della Michelin,
quell'altro e quell'altro ancora i 19/20 di L'Espresso...". Mai
che ci "entrino" nelle guide e ne valutino i reali pregi e
difetti.(Luigi Veronelli).
Come si fa a non amare il grande
Gino e la sua anima? (FF)
14/08/2009
Prosecco DOCG: la genialata!

Che le DOC e le DOCG abbiano in passato avuto
un ruolo importante nel mettere ordine in una viticoltura giovane come la
nostra è un fatto innegabile. E’ altrettanto innegabile che
assegnazioni e disciplinari siano divenute un’arma a doppio taglio.
Troppo spesso le maglie di questi ultimi vengono allargate, a
scapito della qualità del prodotto e a tutto vantaggio
dell’industria del vino. L’ultima trovata – a mio avviso poco
felice- ha per protagonista il Prosecco.
Già con fatica stava cercando di
trovare una collocazione fra i vini di qualità, schiacciato da
milioni di bottiglie scadenti prodotte dai grandi (solo per
dimensione) nomi, quelli che vediamo pubblicizzati nelle riviste
di settore e non. Ora si troverà a combattere ancora di più con
se stesso. L’attuale zona riservata alla DOC diventerà DOCG,
mentre l’attuale territorio dove è ammessa la produzione
dell’uva prosecco passerà da IGT a DOC. E’ così troveremo
prosecco DOC proveniente dalla provincia di Trieste, Treviso,
Udine , Pordenone, Padova, Vicenza, Belluno - praticamente due
intere regioni. Nessun vantaggio per i viticoltori veri, ma un
abbassamento medio della qualità derivato dall’ingresso di molti
prodotti scadenti a bassissimo costo. Proprio in questi giorni ,
un amico vignaiolo mi ha confidato, indicandomi una vasca
contenente futuro Chianti della vendemmia 2008, che un
acquirente straniero gli avrebbe comperato tutta la produzione,
a patto che l’avesse declassata a IGT e chiamata con nome di
fantasia. Questo perché – nel suo paese- non sarebbe riuscito a
giustificare il costo di una bottiglia di Chianti DOCG
acquistato a circa cinque euro, dal momento che se ne trovano
molti sotto i tre euro. E corre voce che il disciplinare (non so
se si riferisca al Chianti Classico o ad altre o tutte le altre
denominazioni del Chianti) verrà modificato portando dal 20 al
30 la percentuale di altre uve ammesse oltre al Sangiovese.
Tanto per mettere ancora più in difficoltà una denominazione in
grosso debito d'ossigeno.(FF)
12/07/2009
L’Himalaya
e la frittata
In tempo di crisi è necessario dare
ossigeno ad un’economia sempre più depressa: ecco quindi che dal
cappello del mago marketing escono novità destinate a fare tendenza.
Vai al ristorante e nella descrizione di un piatto spesso ricorrono
nomi e termini fortemente evocativi. Da un po’ di tempo è di moda
l’utilizzo in cucina di sali dalle straordinarie qualità
terapeutiche – dicono. Spunta il
sale rosa dell’Himalaya,
il sale blu di Persia, il
sale rosso e quello
nero delle Hawaii.
Himalaya, Persia, Hawaii : sembrano selezionati da un tour operator.
Supponiamo che abbiano effettivamente delle qualità superiori
(supponiamo, eh) : ma chi ci garantisce che arrivino proprio dal lì
? Ci basta che sia
scritto in etichetta? .Chiedi un frittata allo chef che ti propone
un piatto condito con uno di questi sali : ma prima fatti mostrare
l’uovo. Sono ancora
troppo poche le persone che sanno che da alcuni anni ognuno di essi
deve portare impressa una marcatura che ne definisce tracciabilità e
qualità. Se lo sapessero i più, gran parte delle uova oggi in
circolazione sparirebbe dagli scaffali e con esse i loro metodi
intensivi.3 IT 001 TO 036 è un codice, non ricorda eroiche
spedizioni verso inaccessibili vette,
tanto meno paradisi
terrestri. 3 sta per
allevamento in gabbia, ovvero un sistema che prevede l’ammassamento
di 16-18 galline in un metro quadro per i quattordici mesi in cui
vengono lasciate in vita, tenute ventiquattrore al giorno sotto
illuminazione artificiale per stimolare la produzione di uova.
Alimentate con chissà che cosa. IT sta per Italia, il paese in cui
vengono prodotte. 001 è il codice Istat del Comune di ubicazione del
produttore. TO indica la provincia e infine 036 il codice del
singolo allevamento. Insomma : una vera carta d’identità. La parte
fondamentale del codice è il primo numero: 3- allevamento in gabbia,
2- a terra, 1-
all’aperto, 0- biologico.
La differenza : un abisso.
Allevamento in gabbia

Allevamento con sistemi biologici
Quando ti prepari una frittata metti un filo
d’olio extravergine d’oliva, di quello vero, quindi non di
provenienza industriale, utilizza solo uova marcate IT0 e se vuoi,
usa pure il sale dell’Himalaya. Sarà la più buona che tu abbia mai
mangiato. (FF)
11/04/2009
Vinsicily II
A distanza
di una settimana dal mio scritto Vinsicily acquisto
una copia di Spirito diVino e sorrido fin dalla vista
della copertina: protagonista Francesco Zonin e la sua tenuta Feudo
Principi di Butera. L'editoriale parla di lui e del nero
d'Avola. A pagina 20 una trafiletto dal titolo "Obama beve
Zonin". Stessa pagina: "Tasca allarga gli orizzonti" e "Raddoppio
siciliano". A pagina 53 "Dici Sicilia e bevi Nero d'Avola" (primo
piano : Deliella di Zonin). A pagina 61 "L'altra faccia enologica
dell'isola" (vedi Donnafugata, Planeta davanti a tutti). A pagina 69
Imprese Enoiche "Dal Veneto in Sicilia. E fu subito
premio","...Fin dalla prima vendemmia del 2000 il Deliella ottenne
importanti riconoscimenti...". Seguono altri articoli,tra cui
il finale : Visti dal sol levante: Con sushi, tempura e
yakitori è Nero d'Avola mania. Ripeto: nulla contro i
produttori siciliani. Una sola considerazione: giornalista era chi
ti raccontava qualcosa, mettendoci del suo. Oggi -fatte le dovute
eccezioni- giornalista è chi cerca di convincerti di qualcosa: di
fatto un venditore! (FF).
05/04/2009
Vinsicily
Costretto
quest'anno, mio malgrado, a seguire il Vinitaly tramite stampa e
televisione, ho avuto l'impressione che la fiera di Verona ospitasse
solo il padiglione dedicato alla Sicilia. Giovedì Il telegiornale
apre con un servizio sul nero d'Avola , guarda caso il solito
Deliella di Feudo Principi di Butera (Zonin) -come fosse una novità
- e chiude con un intervento di Francesca Planeta. Il giorno
seguente su un altro tiggì salta fuori Donnafugata e subito
dopo Tasca d'Almerita. Oggi , altro tiggì, di nuovo Zonin e Sicilia
descritta come nuova terra promessa. Sfoglio il venerdì di
Repubblica e che vino trovo recensito? Il Deliella.
Ora, non ho nulla contro la Sicilia e i suoi vini. Alcuni dei
produttori citati hanno o hanno avuto grossi meriti. Ritengo
comunque - e lo ripeto da anni- che la vera terra d'elezione in
Sicilia sia l'Etna. Non se ne parla tanto perché è una terra
difficile ,dove l'industria del vino non potrà approdare. Quello che
non capisco è se questa campagna mediatica sia nata del tutto
casualmente, per il fatto che i giornalisti dei tiggì sono pecore e
la prima ha guidato il gregge, oppure se ancora una volta nel nostro
paese sia così difficile avere un'informazione seria e non
esclusivamente condizionata dal Dio Palanca.(FF)
31/03/2009
De-Generazioni
A Causa di
un malanno sono forzatamente costretto a letto da una decina di
giorni. Come spesso succede in questi casi, la televisione diventa
un oggetto importante, non richiedendo sforzi fisici e mentali. E' così, nell'arco di tre giorni, mi sono imbattuto più volte in una sorta di
modificazione genetica di Calimero. L'avevo intravista su qualche
pagina di giornale e in tivvù , oltre che su internet. Pensavo fosse una trovata
della Gialappa's. Ho scoperto invece che quella cosa si fa chiamare
Arisa e che, oltre a Sanremo giovani, ha vinto pure il premio della
critica. Ho anche scoperto che essendo una protetta di Mogol, forse
il premio della critica ci stava. Ascoltando però un'intervista, ho
cominciato a chiedermi se il senso di nausea crescente che provavo,
fosse conseguenza dei potenti antibiotici che mi stanno propinando, o al
disgusto provocato da una cosa che più finta e costruita di così non
poteva essere. Per carità, se uno riesce ad arricchirsi in questo
modo, tanto di capello. Ciò che mi inquieta è pensare che qualcuno
possa aver preso sul serio questo fenomeno; che qualcuno possa aver
buttato soldi per un CD, che qualcuno non si limiti a ridere nel
vedere questa auto-parodia, e che qualcuno abbia pure bestemmiato
definendola (la cosa) un'artista. Va bene che i miti di oggi
sono Fabrizio Corona e gli scienziati che escono dal Grande
Fratello, oppure gli ex-famosi parcheggiati in un'isola per vedere
se prendendo aria si tolgono di dosso un po' di muffa. Ma a tutto
c'è un limite.(FF).
..... del 2oo7 e del 2008....
12/11/2007
Una sana
battaglia…
Inviatami
dall’amico Vendrame Facchin, pubblico un’intervista a lui fatta, in
seguito alla notizia apparsa sul Gazzettino, il 4 novembre 2007, con
titolo:
“Scoperto a San
Martino un vitigno di uva recantina”. L’assessore: << la vite darà
origine ad un nuovo vino rosso. Presto daremo la denominazione
d’origine comunale >>”;
...e la replica
apparsa sul Gazzettino del 7 novembre, da parte del Comune di
Castelcucco :“Tra Asolo e
Castelcucco scoppia la guerra del vino. Il Sindaco di Castelcucco:
<< Giù le mani dall’uva recantina>>”
Ecco intervista
a Vendrame:
LA GUERRA DEL VINO
Si parla di
vino, addirittura di guerra del vino sui colli trevigiani.
A tal proposito abbiamo incontrato il
dott. Vendrame Facchin di Verdeservizi che di agricolture,
di vino e
di storia
del vino se ne intende...
Non si può
parlare di guerra del vino, Eripide diceva “dove non è vino non vi è
gioia né amor né alcun altra beltà…” Quando si parla di vino va da
sé che si parla di convivialità.
La
Recantina
di cui si parla… ma è davvero un vino nuovo, conosce la storia di
questo vitigno?… Da alcuni anni
il CRA Centro di Ricerca Ampelografica di Conegliano sta lavorando
sul germoplasma della vite, con l’obiettivo di recuperare vecchi
vitigni, oggi sconosciuti alla viticoltura industriale, che sono
riusciti a superare la fillossera grazie alla passione di vecchi
viticoltori. Il Recantino, come lo chiama nel 1874 l’ing. Giuseppe
Carpenè nella Carta Enografica della Provincia di Treviso, è un
antico vitigno rosso presente in diversi comuni della Marca:
Crespano, Maser, Riese, Vedelago, Istrana, Morgano e Mogliano.
Curioso riscontrare che nel territorio dei due Comuni contendenti
Asolo e Castelcucco non fosse allora segnalata la coltivazione,
mentre uno dei vitigni di Recantina, oggi studiato dal CRA, è
piantato in un colle di Castelcucco.
Si tratta di un vitigno assolutamente antico, si hanno
nozioni certe da prima del seicento. Il vino ottenuto si presenta
intensamente colorato con riflessi molto marcati, dal punto di vista
olfattivo è molto intenso, con un buon profumo di frutti di bosco,
ciliegia e frutta matura, è anche molto speziato e poco vegetale,
dal punto di vista gustativo è un vino di buon corpo con un’acidità
abbastanza sostenuta, l’astringenza è ben presente ma con tannini
dolci. Si può dire un grande vino, anche per questo è stato scelto
come simbolo dell’evento “salvare un libro per salvare un mondo” che
ha la prossima tappa il 16 novembre alle ore 17.30 presso la Biblioteca
Internazionale di Cultura Contadina in Contrà Santa
Croce a Vicenza. Questi
convegni hanno come obiettivo la promozione della ricerca attraverso
la divulgazione dell’Antico Volume Ampelografico del 1870 che dopo
il restauro è stato riprodotto in 500 preziose copie anastatiche
poste in vendita per la gioia dei ricercatori e degli appassionati
di questa antica cultura.
La denominazione che Asolo vorrebbe
imporre al vino e che ha fatto irritare il Sindaco di Castelcucco è
limitante per il prodotto e per l’economia dei
coltivatori?
L’assessore di Asolo ha parlato di De.Co. Il compianto Gino Veronelli (al
quale abbiamo dedicato il restauro del Volume Ampelografico) ne
aveva fatta una sua battaglia. Infatti attraverso le Denominazioni
Comunali - il Sindaco certifica la provenienza d’ogni prodotto della
sua terra - volendo contrastare il tentativo comunitario di
annullare i giacimenti gastronomici a favore dei prodotti
industriali. Consentire ai Comuni la facoltà di disciplinare la
valorizzazione delle proprie risorse nel campo dei prodotti
dell’agricoltura e dei suoi trasformati significa restituire agli
abitanti le ricchezze del territorio.
Il sindaco di ogni Comune assumerebbe, con
la De.Co., la responsabilità di dichiarare la reale
provenienza delle materie prime e delle materie trasformate.
Personalmente sostengo sia
necessario irrigidire il concetto di denominazione d’origine
rivendicando la condizione necessaria di “interamente ottenuto. La
tracciabilità (origine e trasformazione) di un prodotto è
importantissima. Solo le grandi industrie, la grande distribuzione e
le multinazionali hanno interesse a far passare il principio
dell’“ultima trasformazione sostanziale” (è, questo, il progetto
orwelliano che i grandi gruppi di interesse intendono far passare a
Bruxelles), principio perverso per il quale un prodotto può avere la
denominazione del territorio dove avviene il confezionamento. Questo
implica lo sfruttamento di coloro che - sia in Italia sia nei paesi
dove il costo della manodopera è bassissimo (come nel Sud del mondo
o nei paesi dell’est) - coltivano la terra a vantaggio di chi
gestisce il commercio e la trasformazione. La stessa cosa accade per
l’olio di oliva. Dovrebbe chiamarsi olio d’oliva il solo olio franto
dalle olive, italiano se da olive italiane. Invece i grandi gruppi
possono acquistare le olive a prezzi stracciati nei paesi poveri del
Mediterraneo, trasportarle in Italia in cisterne - dove perdono
tutte le proprietà organolettiche (un buon olio deve essere ottenuto
dalla frangitura delle olive appena raccolte, possibilmente cultivar
per cultivar) - frangerle rettificando chimicamente il liquido
(probabilmente tagliandolo con altri oli, per esempio quello di
nocciola) e venderlo come olio di oliva italiano. Naturalmente il
prezzo offerto agli olivicoltori italiani, a causa di questa
concorrenza scorretta, è così basso da costringerli a non
raccogliere; se raccolgono, sono costretti ad assumere i braccianti
in nero, ecc. con tutti i problemi conseguenti che hanno fatto
abbandonare l’olivicoltura anche sulle colline della Pedemontana del
Grappa dove ora sta rifiorendo grazie all’intervento di una
associazione locale che lo tutela e valorizza. L’idea della
protezione è accettabile, ma non va ad intaccare la sostanza dei
meccanismi perversi del mercato “industriale”. È un’idea parziale,
di nicchia direi, che sposta il problema ma non lo risolve. Il
controllo del territorio da parte dei sindaci e delle giunte (ci
potranno essere, ovvio, dei sindaci irresponsabili, ma se ne
assumeranno le conseguenze davanti ai propri elettori) permetterebbe
inoltre di limitare, se non eliminare, le colture transgeniche,
anche queste di solo interesse dei grandi gruppi. E’ giunto il
momento - contro ogni tentativo speculativo - di assumere in presa
diretta, attraverso il Comune, la gestione dell’agricoltura. Io
parto dalla constatazione che i veri custodi dell’ambiente devono
essere i contadini,
la
preservazione della biodiversità, infatti, non si ottiene con una
mentalità da “aiuola”, ma lavorando la terra. Accanto alla
preservazione ci deve stare la sperimentazione ecocompatibile
17/11/2007
RAZZISMO : PARTE SECONDA
Riporto la notizia diffusa oggi dai
telegiornali:Il rom killer sfila in passerella.
Dalla cella alla
passerella, il
salto è stato un
passo breve. Uscito dal carcere, le porte dello showbusiness gli si
sono spalancate automaticamente. Marco Ahmetovic sarà il testimonial
di una collezione di jeans disegnata apposta per lui: la "romjeans".
La sua faccia rimbalzerà dai cartelloni pubblicitari come quella di
un attore o di un calciatore. Ma lui è un assassino. Marco Ahmetovic
è il rom di ventidue anni che, completamente ubriaco, ha travolto e
ucciso quattro ragazzi alla guida del suo furgone. Danilo, Eleonora,
Davide ed Alex avevano tra i sedici e i diciannove anni. Il 23
aprile scorso erano andati a prendere un gelato con i loro scooter.
Nel sangue del rom è stato trovato un tasso di alcol sei volte
superiore al massimo consentito. In primo grado è stato condannato a
sei anni e mezzo per omicidio colposo plurimo. Il gip gli ha
concesso di scontarli ai domiciliari, in un residence che si
affaccia sul mare di San Benedetto del Tronto.
FONTE:
Libero News
Lo avevo scritto meno di una settimana fa: è in
atto una pulizia etnica nei confronti della specie
"italiano onesto". Pur di raggiungere lo scopo, sono stati messi
in campo i migliori esperti di psicologia del lavoro: sistema
premiante, incentivi, possibilità di carriera.
Altro che isola dei famosi, studi universitari o impegno sul
lavoro. Se giochi a bocce con l’auto,e tiri giù dalle spese quattro
ragazzini, ti viene garantito vitto, alloggio, e un contratto a
tempo indeterminato nel mondo dello spettacolo, della moda e pure un
futuro editoriale. Unico requisito : non essere italiano, altrimenti
(e giustamente) ti spetta la galera a vita...Siamo di fronte
al trionfo dell'italiota.
13/01/2008
Napule è
Si potrebbe usare un eufemismo, ma dire che
Napoli è nella merda, non è linguaggio volgare e neppure modo
di dire. Politici e amministratori oggi se la tirano pure addosso-
tanto c'è ne è a volontà- per i loro porci comodi, incapaci di dare,
come sempre, soluzioni non politiche. Scandaloso lo spazio che viene
loro dato per farsi propaganda- uno contro l'altro.
Vengono chieste soluzioni e sostegno alle altre regioni, si porta
la merda indifferenziata in giro per l'Italia , cercando qualcuno
disposto a mangiarla. Come mai queste cose accadono solo in
certe regioni ?. Come mai a Napoli non si prende la multa se
si circola senza casco in tre su un ciclomotore, se si gira senza
patente, senza assicurazione?. Come mai a Napoli i semafori sono solo
coreografia, mentre al Nord ci mettono pure il laser che ti toglie
cinque punti se passi con l'arancione?. Come mai a Napoli non si può
entrare in certi quartieri senza uscirne in mutande (se si è
fortunati)?. E come mai non esiste la raccolta differenziata (forse perchè non c'è la raccolta),
e noi dobbiamo fare la fila al sabato
all'eco-centro e dividere ormai anche per colore la plastica e la
carta e le batterie usate e l'olio, e il ferro e l'umido e i rifiuti
ingombranti... Come mai al sud si fa tutto in nero e
le fatture pensano siano quelle cose fatte dai maghi per portare
sfiga, amore, soldi e lavoro?. Come mai accettano tutte queste
differenze, tranne quando si parla di merda? Solo perchè puzza? Si
incazzino per ogni differenza, per ogni illegalità, per ogni cosa
fuori dalle regole. Non è forse che i panni sporchi si
dovrebbero lavare in casa propria? Pane al pane, vino al vino.
9 marzo 2008
Sindacati
e legislatori : hakuna matata !
Senza
pensieri, senza rispetto. Giornale
di Vicenza 27 febbraio 2008 : Dura presa di posizione dei sindacati contro l’affidamento di alcuni
reparti a operatori esterni. “No alle cooperative nelle case di
riposo”.
Si incazzano i
sindacati –fanno finta di incazzarsi- di fronte ad una situazione
che è nata dal loro matrimonio d’amore con gli altri politici,
quelli che fanno le leggi.
Ma perché si incazzano? Fanno finta di non ricordare che se oggi le
cooperative hanno il monopolio nel settore dei servizi
(ospedali, case di riposo, scuole) , è anche e forse solo,
merito loro. Le Cooperative :
tutti sanno che tali stupende
invenzioni della politica e dei sindacati, altro non sono che
organizzazioni che praticano ciò che viene comunemente chiamata
concorrenza sleale.
Tutti sanno che le cooperative godono di privilegi degni dei
migliori paradisi fiscali. Per tale ragione si è creato un sistema
oligopolistico , che mette fuori gioco ogni possibile concorrente.
Se la scelta può essere solo fra dipendente statale e cooperativa ,
è fuori luogo ogni discussione.
Chi vuol lavorare nel sociale , oggi ha solo una scelta:
lavorare per una cooperativa.
Pagato meno di poco (però è socio, eh!... ), lavora
costantemente sotto la sottile minaccia di essere spostato di qua e
di là , di essere trasferito, di lavorare con persone di ogni tipo.
Le cooperative assumono di tutto: ci trovi professionisti
preparati, extracomunitari volonterosi , ma anche professionisti non
professionali ed extracomunitari senza reali referenze.
Chi si occupa di organizzazione – ma basta una persona di
buon senso- capisce che il risultato non può essere che scadente.
Estremamente economico, ma scadente. Scadente ma paradossalmente
spesso migliore di quello che si ottiene dal sistema statale. Gli
statali…. Una volta dentro non ti manda via nessuno , tutta una
serie di capi e capetti , sergenti e caporali, dettano legge dove i
sindacati hanno fatto in modo che legge non ci sia.
Nel privato, se sei bravo cresci, magari di questi tempi è
difficile, ma cresci. Nel privato, se non fai almeno decentemente il
tuo lavoro , prima o poi te ne devi andare. Nonostante i disastri
creati dai sindacalisti, c’è ancora possibilità di motivare le
persone. Anche se spesso chi cazzeggia è protetto dal diritto del
lavoratore e licenziare con giusta causa è quasi impossibile
(praticamente la giusta causa non esiste). Però le aziende private
se a fine anno sono in perdita, chiudono. Quando si va presso un
ufficio pubblico, ci si trova spesso davanti a persone che sembra
stiano facendo un favore al cliente-contribuente (e quindi datore di
lavoro). Sono banalità che ognuno di noi conosce ,
ma che sono conseguenza delle lotte sindacali. Nel pubblico si
dovrebbe misurare la qualità del lavoro
e premiare chi lo fa bene, viceversa,
prendere a calci in culo chi lo fa male. Si chiama sistema
premiante per questo. Ci
sono amministratori –mi riferisco alla pubblica amministrazione-
disperati e schiavi dei propri dipendenti , che non trovano altra
soluzione che rivolgersi alle cooperative, dove il lavoro e la paga
sono tutt’altro che tutelate, e ciò spesso consente di ottenere di
più dalle persone, e ad un costo imbattibile.
Una situazione paradossale , dove a farne le spese sono le
persone di valore, sia dipendenti statali che delle cooperative, e
ancora di più le persone che i servizi li devono utilizzare : i
clienti. Quasi sempre malati o anziani o bambini, le tre categorie
che non hanno modo di incazzarsi. La soluzione è sotto gli occhi di
tutti : via ogni privilegio fiscale alle cooperative, via la difesa
ad ogni costo del (non)lavoratore. Sia tutelato solo chi lo merita.
I sindacati dovrebbero difendere il lavoratore , dove il lavoratore
è chi lavora , non il dipendente in quanto tale. Dovrebbero
prendersela con i protetti,
con i capi e con i capetti, con i sergenti e i caporali, perché
spesso in prima linea si lavora di più. Questa è tutela reale.
Perché se il mio collega mi fa lavorare anche per lui, non dovrebbe
esserci qualcuno che lo difende, ma oggi c’è.
La soluzione è quindi c’è, ed è banale : creare le condizioni
per lavorare in regime di concorrenza. Nel frattempo, Hakuna Matata.
(FF).
6/04/2008
Vinitaly
& Velenitaly
Esce
il giorno prima dell’apertura del Vinitaly- su Espresso-
un’inchiesta / scoop che farà molto parlare di sè. Sicuramente c’è
stato un uso strumentale delle informazioni – il vino (i grandi
industriali del vino), l’economia, la politica e l’informazione,
sono compagni di merende. Pertanto come succede sempre in Italia, le
fazioni, le cricche, i potenti, utilizzano ogni mezzo per
danneggiarsi l’un l’altro. Commette due errori sul piano etico
l’Espresso: il primo paragonare e accomunare le sofisticazioni vere,
ovvero la produzione e la commercializzazione di decine di milioni
di bottiglie contenenti veleno , alle violazioni dei disciplinari
(vedi Brunello di Montalcino). Ciò di fatto mette sullo stesso piano
i veleni usati per fabbricare sostanze che del vino hanno solo
l’etichetta, e il cabernet sauvignon, aggiunto al sangiovese da
alcuni (forse di più) produttori
di Montalcino, per ottenere un vino più vicino al gusto
internazionale. Sono due cose diverse. Anche perché si tratta del
solito segreto di Pulcinella. Non ci vuole un grande esperto per
“smascherare” un Brunello contenente vitigni internazionali. Basta
osservarne il colore. Il secondo errore (devo però dare atto che uno
scoop non è tale se non sfrutta il momento) è far uscire
certi titoli in occasione della più importante manifestazione
mondiale del settore: confusione su confusione. Per contro è giusto
che si sappia che non è possibile vendere una bottiglia di vino ad
un euro – non può essere vino. Come è giusto che sappia che un litro
di olio non può essere extravergine e costare meno di 7-8 euro al
litro. L’Espresso
oltretutto non ha fatto un grande scoop. La trasmissione
Report molti anni fa,
aveva dedicato due puntate a tali temi : “L’imbrolio” e “ In vino
veritas”, e lì venivano fatti nomi e cognomi. C’è però un
risvolto positivo in tutto questo : l’industria del vino ne uscirà
massacrata, alcuni grandi nomi del vino di qualità ne usciranno
altrettanto danneggiati, e con loro critici, enologi, riviste e
guide che i vini di tali produttori avevano premiato. Ciò a favore
del vero grande vino , quello contadino. Quello dei produttori che i
soldi per la pubblicità non li hanno; quello che nasce dalla
fatica di chi lavora la terra e che ogni anno rischia il raccolto e
il risultato se il clima non sarà clemente. Vino al vino.
(FF)
20/04/2008
Vini & Veleni parte II
A distanza di due settimane dallo scoop de
"l'Espresso" sul veleno nel vino, tutto tace. Ci sono
due possibilità : o era solo l'occasione per vendere più copie, di quella che dicono essere stata
in passato una rivista seria, oppure i poteri forti hanno alzato la
voce e zittito i burattini. In entrambi i casi siamo- al solito - di
fronte ad un sistema indegno. Striscia la notizia è oggi
l'unica fonte di informazione vera. Forse...(FF)
10/05/2008
Pensieri e Parole : la newsletter di
Alessandro Dettori

Con il suo consenso, pubblico l'ultima newsletter
di Alessandro Dettori. Lo si capisce dai suoi vini, ma le sue parole
sono ancora più toccanti ed eloquenti : siamo di fronte ad una
persona di rara intelligenza. Il concetto di libertà non poteva
essere espresso con parole migliori. Godiamoci i suoi
capolavori, che oggi assumono ancora più valore e si arricchiscono
di un nuovo significato. (FF)
Pensieri e Parole
Se
ci pensi siamo più di una persona: una come ci vede mamma, un’altra
come ci vedono gli amici, il capo, i nostri amori…c’è anche come ci
vediamo noi: spesso la nostra proiezione nel futuro. Se sei
fortunato come me c’è poi come ti vedono gli estimatori del tuo
lavoro…e la cosa si complica… Ciò che gli altri vedono alla fine
corre più di quello che noi stessi vorremmo essere. È così che si
diventa schiavi di noi stessi…Ancora sei o sette vendemmie e
staccherò “la mia connessione” da questo meraviglioso mondo
incantato. Smetterò di creare vino a Badde Nigolosu. In fondo dovevo
solo non rendere vani gli sforzi di chi mi ha preceduto.Nella vita
faccio solo ciò che mi da passione perché mi rende vivo. Tutte le
Passioni hanno un apice però poi scemano e si vive il resto della
vita ricordando quelle godute. Non voglio vivere di ricordi, ogni
giorno voglio l’apice della Passione. Voglio non vorrei, perché
l’unica cosa che posso davvero decidere è la mia vita e l’unica cosa
che voglio è trovarmi a vecchiaia e non rimpiangere neanche un
secondo della mia vita… ed io ho già deciso.
Dedico questa canzone a chi mi ha amato ed a chi nonostante me
continua ad amarmi
http://www.youtube.com/watch?v=WVK4cEB2uN8&feature=related
Alessandro Dettori
16/11/2008
La vendemmia 2008 secondo Giuseppino
Anfossi
Giuseppino
Anfossi, mente e corpo dell’Azienda Agricola Ghiomo, nei pressi di
Alba, così mi scrive della vendemmia appena conclusa…

Gentili amici,se mi permettete rivolgo un grande
brindisi a Voi e non me ne vogliate sopratutto alle mie vigne,
quest'anno si sono comportate benissimo. Vi
aspetto al Ghiomo per degustare, e vi giuro che non mi sentirete più
dire "che il clima non è più quello di una volta" si è invece
tornati ad una vendemmia con i tempi e i modi antichi, dove la
pazienza vinceva sulla fretta, la rugiada ed il freddo della mattina
si facevano sentire, ed il sole faceva maturare piano piano la
nostra uva, che bello!!!!.Alla prossima
Giuseppino Anfossi