Questa è l'area dedicata ai miei assaggi enoici e in alcuni casi
gastronomici, con un approccio del tutto edonistico, al di là delle
codifiche...
27/10/2007
Merlot
2005 Cesani
Inauguro i miei assaggi con una bottiglia
unica, meglio – con un’unica bottiglia. Infatti questo vino non è
mai stato commercializzato. La bottiglia contiene merlot 2005
prelevato da una delle poche barrique che a termine dell’affinamento
andranno a completare il blend di sangiovese (80%) – merlot (20%)
chiamato Cèllori – dal cru di provenienza. Una delle punte di
diamante dell’azienda agricola Cesani. Cèllole è vero cru,
conferisce al sangiovese e al merlot caratteristiche uniche ed
eccezionali. Dal primo assaggio – annata 2001 – supplico i Cesani di
imbottigliare questo merlot in purezza. Quello che assaggio potrebbe
essere paragonato ad un disegno tolto dalle mani dell’artista prima
del suo completamento, che lascia comunque intravedere la grandezza
dell’opera. Questo perché è stato prelevato dalla botte
prematuramente, mentre
l’affinamento nei piccoli fusti era in corso. Dopo un anno di attesa
nella mia cantina è ora nel bicchiere. Visti i presupposti (in
queste condizioni doveva ragionevolmente essere bevuto subito),
pensavo che il campione fosse “andato”: mi sono invece trovato di
fronte a un vino ancora grande. Nel bicchiere, rubino non limpidissimo ma di
buona brillantezza, molto concentrato. Al naso, iniziale intenso
sentore animale, sottobosco, fungo, pelliccia.
A seguire, dopo pochi minuti , la viola e il petalo di rosa.
Pian piano emerge il contributo del cru Cèllole – Cèllori negli
antichi mappali. In bocca, la sensazione del contatto con labbra
carnose, poi ciliegia matura , anice, e un ritorno di sottobosco,
liquirizia. Un vino che non ha nella finezza e nell’eleganza le sue
caratteristiche migliori (ma in queste condizioni, non poteva certo
averle), ma che ha rara personalità e calore. Tornano alla mente i
panorami estivi tipici della Toscana centrale , sembra quasi di
respirarne l’aria, di baciarne la terra. Prima o poi convincerò i Cesani a produrlo e
sarà un piacere vederlo mettere in difficoltà i migliori merlot
d’Italia , e non solo. Propongo una petizione popolare. Inviate
all’indirizzo:
info@agriturismo-cesani.com una mail con solo scritto – Merlot !
Merlot !! Merlot !!!
Date un'occhiata
al loro sito :
www.agriturismo-cesani.com
1/11/07
Chimbanta 2004 Dettori
Conosco Alessandro Dettori
grazie ai moderni mezzi di
comunicazione. Al telefono credo di averlo sentito in una sola
brevissima occasione. Mi chiamò, ma ero in riunione, e quindi fu un
brevissimo contatto, per gli auguri di Natale un paio d’anni fa, me
ne ricordo con ammirazione. Per
contro – l’incontro vero- lo scambio- è avvenuto tramite posta
elettronica. Ho nel
bicchiere il suo Chimbanta – Igt Romangia Rosso – 2004. Alessandro è
persona d’eccellenza e vignaiolo estremo. Estremo nelle sue idee e
nella sua coerenza. Non vorrei essere frainteso : è estremo nella
sua ricerca del vino “primordiale”.
Rimando al suo sito
www.tenutedettori.it per avere informazioni puntuali sui suoi
prodotti e sulla sua filosofia. Tentare un esame organolettico
utilizzando metodi canonici, sarebbe tempo sprecato. Il vino è
sempre immagine di chi l’ha
prodotto e conseguenza delle sue idee. Siamo di fronte ad una
persona di rari valori : fra tutti, il
rispetto. Il rispetto per la Sua famiglia, per le
tradizioni, per la sua Terra , per le sue vigne, per il suo vino.
Chimbanta – cinquanta, si riferisce alla prima vinificazione di
questo Monica in purezza avvenuta il 18 settembre 2002, anniversario
dei cinquant’anni di suo padre. Considero i vini delle tenute Dettori, i
migliori di Sardegna. Gli altri- alcuni di grande valore-
seguono a buona distanza.
Colpiscono tutti per il fatto che ad una gradazione alcolica che
spesso arriva ai 16°-17°, corrisponda una beva facile e leggera.
Nessuna pesantezza, niente legno, niente solforosa, niente
filtrazione, niente chiarifica, niente di niente. Tecnicamente
grazie ai lieviti indigeni che fanno tutto da soli e non richiedono
aiuti. Praticamente grazie alla grande intelligenza e competenza di
Alessandro. Fra i suoi vini, apprezzo maggiormente, oltre a
questo capolavoro, l’Ottomarzo: pascale in purezza - purtroppo
uscito una o due volte finora e in poche migliaia di bottiglie- e il
Tenores, uno dei suoi tre cannonau, proveniente da vigne nate ai
tempi delle guerre mondiali.
Tornando al Chimbanta, oltre al calore, che fa tornare in
mente la calda sensualità delle donne di Sardegna; scorgo un netto
sentore di caffè , cioccolato e liquirizia. A seguire, note
fortemente balsamiche: resina , aghi di pino, rosmarino.
Mentre scrivo e bevo, vedo
la registrazione, commosso, di uno degli ultimi concerti di Joe
Zawinul, registrato il 7/7/07 giorno del suo 75° compleanno, a circa
due mesi dalla sua scomparsa da questa terra.
Ciò aumenta la mia sensibilità. Le persone della mia vita,
Sara – moglie- e Francesco – figlio- sono al momento fuori casa e
quindi mi trovo in totale intimità con vino e musica.
Credo siano inutili ulteriori commenti, suggerisco
l’assaggio. Un solo appunto finale: i vini di Alessandro hanno tutti
una pulizia e un’eleganza che evidenziano grande cura per le materie
prime e una pulizia in cantina fuori dal comune.
8/11/07
Vernaccia di S. Gimignano Vigna ai Sassi riserva 2005 Tenuta le
Calcinaie

Simone Santini è toscano verace, estroverso,
sempre pronto alla battuta e allo scherzo, nei modi ricorda i più
famosi attori comici conterranei. Quando però si parla di vino
diventa serio, e se il vino è il suo, si trasforma in persona
introversa e schiva. Per la serie : lasciatemi lavorare in pace. Il vino è sempre immagine di chi lo produce, da
ciò la mancanza di personalità dei vini prodotti dai grossi gruppi
industriali – la loro anima è concepita da un consiglio di
amministrazione, che ne decreta nascita e morte. Simone segue da solo i suoi circa 7 ettari di vigneto,
aiutato –quando può- dalla moglie Letizia Cesani, impegnata
praticamente a tempo pieno nell’azienda di famiglia, da cui escono
vini rossi fra i migliori di toscana e d’Italia. Goliardicamente, sotto l’insegna che indica la
direzione da prendere per arrivare alla tenuta, ne compare un’altra
con scritto: Re di Vernaccia (non ricordo se messa da concittadini o
da un cliente). In ogni caso questa corona
gli viene riconosciuta dai più : siano essi produttori ,
appassionati o critici. La sua versione
base (mi si perdoni il
termine: Simone non fa vini
base, uso tale dicitura solo per distinguerla dal cru Vigna ai
Sassi), continua a ricevere riconoscimenti. Questa lunga premessa –
io scrivo solo di vini di cui ho almeno discreta conoscenza
del produttore, di cui divento
complice, se mi piacciono – per arrivare all’assaggio in
anteprima (la riserva 2005 sarà in commercio nella primavera 2008)
del riserva Vigna ai Sassi 2005 , inviatomi – e la ringrazio- dalla
moglie Letizia.
Innanzitutto il nome , indica vigneto a sé (del resto la D.O.C.G. non ne permetterebbe
l’indicazione se non fosse così) , da cui escono ogni anno dalle
5000 alle 7500 bottiglie (la resa si aggira sui 60 quintali per
ettaro). Dopo la vinificazione, quest’annata non ha richiesto legno,
ed è rimasta fino all’imbottigliamento – avvenuto a luglio 2007-
sulle fecce fini. Ora è nel mio bicchiere. La veste, fa intuire
vino ricco, grasso e di buona struttura. In piena piacevole
contrapposizione, al naso arrivano delicate sensazioni di pianta
aromatica : timo, salvia, menta, rosmarino. Poi, note minerali e
pietra focaia. A chiudere: pompelmo, che si conferma primo attore in
bocca : alla freschezza e all’acidità iniziale si unisce un amaro
tutt’altro che sgradevole. Forse perché ancora in affinamento in
bottiglia o per la continua evoluzione- data dalla filtrazione molto
“larga”- il vino e quasi impercettibilmente
petillant : labbra, bocca
e palato ne sono piacevolmente solleticate. Il finale, molto lungo,
rivela grande sapidità che unita al denso , richiama l’acqua di
mare. Pompelmo, acqua di mare, densità, portano alla mente la più
sensuale intimità femminile.
Tenuta le Calcinaie, località Santa Lucia,36
-53037 San Gimignano (SI). Tel e fax : 0577 943007
17/11/2007
Bocciolè
2003 Petreto.
Bocciolè è il merlot in purezza dell’azienda
agricola Petreto di Bagno a Ripoli, località a poche decine di chilometri dal
centro di Firenze. La sede aziendale è situata a qualche centinaio
di metri dall’Arno, motivo per cui il titolare e agronomo Alessandro
Fonseca - forse più noto per le consulenze ad altre aziende
vitivinicole- e l’enologo amico/ enologo massimo-
Niccolò d’Afflitto, hanno
deciso di produrre uno dei pochi veri “Sauternes” d’Italia, il
Pourriture Noble. Racconta Fonseca, che in realtà Bocciolè è nome
ereditato. Era il nome di un vigneto di sangiovese , ceduto in
passato al
fratello, e non il nome del vigneto di provenienza delle uve da cui
nasce questo vino. Di conseguenza diventa nome di fantasia.
I meno di due ettari di
vigneto (1,67 per la precisione) , con rese di circa 30 hl per ettaro, consentono
di ottenere circa 2600
bottiglie. Rese estreme quindi, che danno un vino dalla veste rubino
scuro molto brillante. Mettetelo controluce mentre lo fate girare
nel calice, il richiamo alla pietra preziosa ha dell'incredibile.
L’estrema concentrazione fornisce una massa che quasi per forza
gravitazionale trattiene e libera a fatica i profumi. Non è una
chiusura che si risolve con l’ossigenazione. Bisogna strappare con forza
ed attenzione le componenti
olfattive, pulite ed eleganti. In bocca nessuna mollezza ,
tipica di molti merlot. Anzi, contro ogni attesa, un vino
dalla spiccata acidità e dai tannini fini ma in evidenza. Fin dai
primi assaggi ho associato lo stile di Petreto allo stile di
Bordeaux. Sicuramente un merlot di razza , capace di dare
soddisfazioni per qualche decina d’anni. Ho purtroppo solo
quest’annata a disposizione, mi propongo quindi di assaggiare le
prossime uscite: il carattere di un vino e ancor di più , la sua
anima, rimangono inalterate, indipendentemente dal valore della
vendemmia. Il confronto di annate diverse permette di identificare
le costanti e ,di fatto, conoscerne realmente valore e appunto ,il
carattere. In ogni caso questo 2003 ,confrontato alla cieca con
altri validi merlot, potrebbe mettere in imbarazzo molti suoi più famosi colleghi.
Azienda Agricola Petreto, Via di
Rosano 196/a 50012 Bagno a Ripoli (FI).
25/11/2007
Manzoni Bianco 2006 Vettori
Contro l'indicazione dell'amico Arturo Vettori, che alla
consegna dei campioni , mi ha consigliato di attendere almeno un
mese prima dell'assaggio- ho voluto -, in anteprima, fare la
conoscenza di questa nuova annata del suo superbo Manzoni Bianco.
Veronelli diede spazio ad un mio scritto sull'azienda agricola
Arturo Vettori, sia sul numero 74 di Veronelli EV (dicembre
2003-gennaio 2004) che sulla Guida Oro I vini di Veronelli
2004 (pp 355-356). Il mio scritto ha valore nullo rispetto al
suo commento , che con commozione riporto pari pari:
" Ho
assaggiato con la massima applicazione- data la stima che ho per
Fabrizio- ciascuna delle bottiglie segnalate. Siamo- amica mia
paritaria, amico lettor mio- di fronte ai vini di un vignaiuolo
d'eccellenza. Tutti ottimi, tutti capaci di emozionarti. Mai avrei
immaginato- in una terra avvilita per tanti e tanti anni dalla
scuola di Antonino Calò- che un vignaiuolo sarebbe stato capace di
opporsi in modo così deciso contro la quantità a favore della
qualità (L.V.)". Fin dal primo assaggio - e
qui devo ringraziare il carissimo amico Fabio, dell'Enoteca Antico
Bar di Bassano del Grappa, autentico talent scout - ho sostenuto di
essere di fronte alla miglior interpretazione di questo vitigno,
inventato dal professor Manzoni. Era il 2002, e devo dire che
Arturo, anno via anno, ha migliorato un vino già eccellente. Questo
2006, che sarà in commercio dal 2008, è un po' reticente al naso (..ero
stato avvisato: va atteso...), ma in bocca fa sentire finezza ,delicatezza,
eleganza e sapidità inusuali. Siamo di fronte ad un vitigno
semi-aromatico (riesling-pinot bianco) quindi niente legno. Le
bassissime rese tuttavia consentono di ottenere un prodotto che
unisce gentilezza a forza. Mi
ripeto: mai trovato
un manzoni di pari livello. Quest'anno Vettori è entrato
per la prima volta in due guide Veronelli. Nella prima edizione de
"Gli spumanti d'Italia" e nella "guida Oro I vini di Veronelli
2008". Oltre al manzoni e ad altri due bianchi fermi - uno
chardonnay e un taglio chardonnay /manzoni (l'unico a vedere
il legno), produce due spumanti di livello superiore alla media. Il
suo prosecco brut (3-4000 bottiglie in tutto) sta facendo cambiare
idea a molte persone che consideravano tale vitigno capace di dare
solo vini di serie B.
Azienda Agricola Arturo Vettori. Borgo America 26, San
Pietro di Feletto 31020 (TV).
28/11/2007
Pourriture Noble 2002 Petreto

Fa bene il Sig. Alessandro Fonseca, titolare e
agronomo dell'azienda agricola Petreto di Bagno a Ripoli (FI), a
tenere nelle proprie cantine diverse annate del suo Pourriture Noble.
Vino non certo facile da ottenere, richiede grande esperienza , cure
ed attenzioni. La muffa nobile (Botrytis Cinerea) attacca solo certe
uve e solo in determinate condizioni. Impone moltissimi passaggi
successivi in vigna, e una selezione quasi acino per acino. Lo
sanno bene quelli di Chateau d'Yquem, forse il più prezioso fra i
vini di Francia. I risultati sono molto sensibili all'annata, che
paradossalmente è quasi sempre ottima, quando è pessima per i vini
rossi. Esempio fra tutti: nel 1997 il Pourriture Noble non è stato
prodotto (ricordate la stampa? 1997..annata del secolo). La muffa
nobile per lavorare al meglio, ha bisogno di umidità e di buona
ventilazione e, soprattutto, di una situazione climatica, almeno a
fine stagione, quasi opposta a quella che porta alla produzione di
grandi vini rossi. Ho assaggiato il Pourriture Noble 1992, il 2003,
il 2001 e nei giorni scorsi, il 2002 (altra pessima annata per i
rossi e i bianchi secchi). Tutti vini molto differenti fra loro.
Sicuramente parte della differenza è legata alla diversa maturità
(ovvio, un 1992 non è da paragonare , dal punto di vista
organolettico , ad un 2002), ma ritengo, per l'assaggio di 3 annate
vicine (2001,2002,2003) che le diversità siano in massima parte
frutto delle diverse condizioni climatiche. Per inciso : forse mai ,
3 annate consecutive, hanno dato andamenti climatici così diversi e
per certi versi opposti.
Fra quelle finora assaggiate, la 2002, mi ha
emozionato maggiormente. Un vino perfetto. Caldissimo. Con tutte le
componenti perfettamente fuse e integrate fra loro, e una freschezza
tale da non stancare- rara, rarissima qualità in un vino muffato e
ancora di più in un passito. Un grande vino da meditazione quindi,
che può essere bevuto anche 4-5 gradi sopra la temperatura di solito
indicata per questa tipologia (6-8 gradi, al fine di evitare rendere
stucchevole il prodotto).
Bevetelo tranquillamente a 10-12 gradi, meglio
uno in più che uno in meno. Pochissime le bottiglie prodotte -meno
di 3000- disponibili ormai solo nel formato da 0,75. Ma, vi
assicuro, la bottiglia dopo l'assaggio rimarrà vuota.
9/12/2007
Serisè 2005 Cesani
Cerise,serise, Serisè ,non nuovi ai Cesani i
giochi di parole, gli anagrammi, le assonanze. Dietro ai nomi dei
loro vini di punta, troverete sempre una curiosità. Questo
ciliegiolo in purezza, alla sua seconda uscita, ha nome che richiama
la pronuncia della parola ciliegia in francese. Del 2004 sono uscite 3500 bottiglie,
del 2005 ne usciranno, fra qualche mese, meno di 2000.
Vinificato in cemento vetrificato, matura poi, per circa 12 mesi ,in barriques di primo passaggio. Segue un affinamento in bottiglia
di almeno 6 mesi. Di solito questo vitigno entra come componente
minoritario nell'uvaggio del Chianti, raramente, lo si trova
vinificato in purezza. Mi viene in mente -il buonissimo-
Trafui di Jacopo Banti (Val di Cornia Rosso).
Questo ciliegiolo, della ciliegia ricorda un po' tutto, e ,come
accade per il frutto, un assaggio ne tira un altro. La cosa
che lo contraddistingue è la leggerezza di beva- qui i rimandi sono
ai rossi di Alessandro Dettòri,che a vini che superano comodamente i
16 gradi, riesce a dare bevibilità estrema. Essendo un vino
nuovo, solo due le annate finora prodotte, è difficile
immaginare come sarà fra qualche anno. Il 2004 è oggi una
meraviglia, con il legno perfettamente integrato (appena
uscito, copriva un po' troppo). Questo 2005 appare già pronto,
con meno necessità di attesa. Per personalità, potenzialità, beva e
prezzo, entra nei miei TOP 150.
30/12/2007
Passopisciaro 2004 Passopisciaro
Riporto copia della rubrica del Corriere
della Sera Agrodolce , del 11/9/2003.- ( la coppia 11/9-9/11
comincia ad inquietarmi...)

Si tratta di uno dei più bei regali che ho
ricevuto da Luigi Veronelli. Non me lo aveva neppure detto, lessi
l'articolo per caso , quando era già pubblicato su internet. Ho
sempre seguito con estrema attenzione il lavoro di Andrea Franchetti.
Non ho avuto occasione di conoscerlo di persona, ma conosco
abbastanza bene i suoi vini. E' sicuramente uno dei grandi nomi nel
mondo del vino, fra i più grandi. Bere un Tenuta di Trinoro
2000, 2001,2003 o un Cincinnato 2001,
2003, è un'esperienza indimenticabile. Si tratta di vini mostruosi
per potenza , concentrazione , personalità, che nascevano da
un'impostazione estrema in vigna . Sapere di un suo vino siciliano,
anche se di una terra atipica come quella dell'Etna, mi incuriosì a
tal punto che feci di tutto pur di avere qualche bottiglia del
Passopisciaro 2001. Un vino fantastico, prodotto in
meno di 1000 bottiglie (credo 600, due barrique). Negli anni
seguenti la produzione è lentamente aumentata, ora sono circa 20000
le bottiglie prodotte, ma il passopisciaro non è neppure simile a
quello delle prime annate. Le ultime due annate , 2004 e 2005, sono
elevate in botte grande, la gradazione è diminuita, il vino è più
bevibile, meno potente, meno complesso. E' il vino che piace oggi,
periodo di messa al bando delle barrique. Nulla di male, solo
qualche perplessità. Franchetti dalla vendemmia 2004 ha
cambiato rotta. Oltre ad avere- parer mio- spostato il suo
baricentro operativo da Sarteano a Castiglione , ha compiuto delle
scelte che non condivido. Nel 2003 è uscito un
Cupole di Trinoro deludente (eccezionale il 2002!), nel
2004 è uscito un Tenuta di Trinoro (quasi un merlot in
purezza) che ho trovato molto ma molto sotto le annate
precedenti. Il Cincinnato è stato trapiantato in Sicilia (meglio, le
sue uve, il Cesanese d'Affile , assieme al Petit Verdot, concorrono
a produrre "il Franchetti"). Infine il
Passopisciaro viene elevato in botte grande. Tutti cambiamenti che
paiono orientati più a esigenze di mercato che a mutamento
filosofico. Il Passopiscaro resta un grandissimo vino, ma a me
mancano i vini che faceva Franchetti qualche anno fa. L'Etna stà
diventando patria di grandi rossi, ce lo conferma anche Marc de
Grazie con la sua Tenuta delle Terre Nere, ma io sono convinto
che le migliori sorprese arriveranno dai bianchi che , sono
certo,raggiungeranno i livelli dei grandi di Francia. Diamo tempo al
temp0.
10 febbraio 2008
Campioni
da vasca : Chianti Colli Fiorentini Petreto 2006 e Vernaccia di San
Gimignano 2007 Cesani.
Per un appassionato, l’assaggio di vini prima del loro
ingresso nel mercato, quando non sono ancora
pronti, o comunque non hanno subito gli eventuali ultimi trattamenti
di filtrazione e chiarifica, è fonte di sicura emozione. E’ come
avere il privilegio di poter godere di un’opera d’arte non ancora
terminata. A distanza di pochi giorni, ho assaggiato il Chianti
Colli Fiorentini Petreto 2006 e
la Vernaccia di S.Gimignano Cesani 2007.
Con il Chianti Colli
Fiorentini 2006 di Petreto, ho fatto conoscenza grazie ai campioni
che mi ha fornito Alessandro Fonseca, agronomo di fama e
titolare dell’azienda, in occasione del nostro incontro a Bassano
del Grappa avvenuto lo scorso fine settimana. Conoscevo già il
Chianti 2004, mentre l’annata 2005 non è stata prodotta perché non
ritenuta all’altezza. Una scelta di questo tipo, la dice lunga sulla
filosofia di un viticoltore , in particolar modo se si parla del
vino di prima fascia,
quello che costa meno: nessuno lo avrebbe criticato.
Il dott. Fonseca, è persona di grande umiltà, disponibilità,
cultura e intelligenza:
avere la fortuna di passare una serata con lui, è fonte di sicuro
piacere e arricchimento. Conobbi per caso i vini di Petreto, diversi
anni fa, al Vinitaly.
Fonseca stava facendo assaggiare Vigna d’Alceo del Castello dei
Rampolla. Solo successivamente in sordina-
il suo Pourriture Noble di varie
annate, -di
cui ricordo il 1992-
e il merlot in purezza, che produceva in meno di 2000 bottiglie, il
Bocciolè. Quest’estate
andai a visitare l’azienda e rimasi colpito da tutti e quattro i
vini prodotti, che a me piace definire di
stile francese per essere
Toscani. Dopo la serata trascorsa, avendo ascoltato il racconto
del loro padre, ho compreso di aver
assaggiato vini sì di estremo interesse, ma ancora non al
massimo del loro potenziale. Le nuove annate infatti , grazie a
vigneti che finora erano troppo giovani per esprimersi, avranno
qualità e personalità anno via anno crescente. Di quest’azienda si
parlerà molto, moltissimo, nonostante Alessandro non faccia più di
tanto per promuoverla, tutto preso a seguirne moltissime altre di
cui è consulente agronomo, ma soprattutto animato da una sana umiltà
che lo contraddistingue e che lo spinge a fare un prodotto sempre
migliore. Buonissimo all’assaggio il
Chianti Colli Fiorentini 2006, in
attesa del Bocciolè 2004 che verrà presentato al Vinitaly
(e di cui ho già due bottiglie in cantina).
Emozioni non diverse per un altro vino
base, inviatomi dagli
amici Cesani : la Vernaccia di
San Gimignano 2007. Già l’annata 2006 ebbe un successo
inaspettato: solitamente le circa 35.000 prodotte ogni anno,
bastavano a soddisfare la domanda, fino all’uscita della vendemmia
successiva. La vernaccia 2006, in commercio da
marzo, ad agosto era già terminata, lasciando “un buco” di oltre sei
mesi. Ecco i miei appunti sulla versione 2007: Veste meno carica
che in passato, ad indicare maggior delicatezza, al naso richiama
piccoli fiori di campo e di agrumi -in soggiorno ho una pianta di
limone, una di pompelmo e una di chinotto, tutte in piena e forzata
fioritura…illuse di trovarsi in primavera, perché scaldate dal
calore innaturale della casa d’inverno. Ho avvicinato bicchiere,
naso, fiori e bocca : richiamo evidente ai vicini fiori e all’anice,
al pompelmo e al mandarino. Un vino che nasce semplice, ma
risulta preciso, pulito, equilibrato e di una certa complessità.
Secondo me , la migliore versione di sempre.
09/03/2008
Sauvignon Sanct
Valentin 1999 Cantina produttori San Michele Appiano
Ho sempre un po’ snobbato la
cantina produttori di S.Michele Appiano, per il fatto che la
ritenevo eccessivamente blasonata dalle guide, e anche perché
mediamente, il prezzo dei suoi prodotti andava un po’ oltre ai
prezzi medi di altri validissimi vini altoatesini. L’assaggio di
questo vino , mi ha particolarmente colpito, poichè finora i vini di
questa cantina, assaggiati al momento della loro uscita , non mi
avevano mai dato grandi emozioni. Vendemmiato quasi nove anni fa, si
presenta invece molto giovane, con una lunga vita a seguire.
Aggiungo di seguito, alcune mie note.Veste brillantissima di colore
paglierino carico, tendente al dorato. Naso dolce, fresco e di
sottile eleganza. Floreale e minerale- pietra focaia, finemente
boisè. Bocca sospesa in
equilibrio fra acido,
grasso e morbido. Finale lungo e acquoso (qui è pregio), che lo
rende perfino dissetante. Piacerebbe sicuramente agli amanti dei
francesi. Nessun timore
nel paragonarlo ad un ottimo Pouilly Fumè. Doveroso farlo entrare
nei miei migliori 50. Attenzione: bevi oggi le annate precedenti al
2000.
10/03/2008
Serise 2005 Cesani up to date : prezzo sorgente.
Circa tre mesi fa ho scritto del Serisè Cesani
2005. Oggi al riassaggio , mi arrabbio con me stesso. Mai mi è capitato di bere a pari prezzo
un vino di tale razza. Una delle ultime battaglie di Luigi
Veronelli: il prezzo sorgente. Senza autorizzazione dei
Cesani, ma a loro favore lo dichiaro. Il Serisè arriva in enoteca a
7,5 euro più iva. Il prezzo, paragonato alla qualità, è di
offesa verso il vino. Il produttore potrebbe (dovrebbe) chiedere 20-30 euro più iva. Nel
2005 , meno di 2000 bottiglie prodotte. Grande personalità,
grande espressione del territorio, tecnica al servizio della
qualità. Di forza fra i primi miei 20 migliori vini!
6/04/2008
Vinitaly 2008 : i miei assaggi.
E’ d’obbligo la premessa: chi
pretende di dare valutazioni precise in un contesto in cui assaggia
decine di vini, in un ambiente che rende impossibile la
concentrazione e l’attenzione, non va preso sul serio. Al vinitaly
però può scoppiare il colpo di fulmine, si può assaggiare
un’anteprima o un campione da botte, è quindi occasione da non
perdere. Di seguito
quindi mi limito a indicare i vini che non conoscevo e che mi hanno
emozionato con
J
(da
1 a 3) , le conferme con
C (da
1 a
3). In fine , i vini che non ho capito, senza indicazione.
1)
Tenuta delle Terre Nere Rosato 2007
JJ
2) Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso Prephylloxera "La vigna di Don
Peppino"2006
JJJ 3) Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso 2007
JJ 4) Tenuta delle Terre Nere Etna Bianco
JJ 5) Tenuta Le Calcinaie Vernaccia di San Gimignano 2007
CC 6) Tenuta Le Calcinaie Chianti Colli Senesi 2007
C 7) Tenuta Le Calcinaie Merlot S. Gabriele 2006
JJJ 8) Tenuta Le Calcinaie Vigna S.Maria
JJ 9) Tenuta Le Calcinaie Teodoro 2006
CCC 10) Podere Le Cinciole Chianti Classico 2005
J 11) Podere Le Cinciole Chianti Classico 2006
J 12) Podere Le Cinciole Chianti Classico Ris.2004 Petresco
JJ 13)
Podere Le Cinciole Camalaione 2005
JJ 14) Petreto Podere Sassaie 2007
CC 15) Petreto Chianti Colli Fiorentini 2007
C 16) Petreto Bocciolè 2004
CCC 17) Petreto Pourriture Noble 2004
CCC 18) Petreto Pourriture Noble 2002
CCC
19) Castello dei Rampolla D'Alceo 2004
CCC
20) Cesani Chianti 2007
C
21) Cesani Luenzo 2005
CCC 22) Vettori Manzoni Bianco 2007
CC 23) Poggio di Sotto Rosso di Montalcino 2005
JJJ 24) Poggio di Sotto Brunello di Montalcino 2003
JJ 25) Ghiomo Langhe Arneis Fussot 2006
J 26) Ghiomo Langhe Arneis Fussot 2007
J 27) Ghiomo Langhe Arneis Inprimis 2006
JJ 28) Ghiomo Barbera d'Alba Lavai 2004
JJ 29) Ghiomo Barbera d'Alba Ruit Hora 2004
JJ 30) Ghiomo Langhe Nebbiolo Vigna Granda 2004
JJ 31) Ghiomo Nebbiolo Alba Sansteu 2005
JJ 32) Ghiomo Bracchetto Birbet 2006
J 33) Franco Conterno Barolo Vigna Pugnane 2003
JJ 34) Franco Conterno Barolo Bussia Munie 2003
JJ
15/06/2008
Soave
Vigneto la Rocca
1996 Pieropan

Ho sempre considerato il Soave un vino
difficile. Poche volte mi
ha dato grandi emozioni, probabilmente per un mio limite. Il
Vigneto la Rocca
1996 di Leonildo Pieropan è una delle prime bottiglie che
acquistai dopo il mio innamoramento per i prodotti della
terra. Da allora mi
attendeva in cantina. A dodici anni dalla vendemmia, ho pensato che
era il momento di andarlo a trovare per vedere come stava.
Ovviamente il colore è diventato di un bel giallo oro brillante.
Naso e bocca sorprendenti. Il legno ancora ben evidente con le
consuete note di vaniglia e banana. Più delicatamente, camomilla e
un leggero agrumato (pompelmo, limone), che si fa più intenso in
bocca, dove la sapidità copre la componente acida, comunque ben
presente. A fare grande questo vino è la sua armonia ed il suo
equilibrio. Perfettamente composto, con ancora molti anni davanti.
Fra i migliori vini bianchi che abbia bevuto finora. Nessun timore
riverenziale nei confronti dei grandi bianchi di Francia (FF).
06/07/2008
Cabernet
Sauvignon Corti Colli
Asolani 1991 La Colombera.
Ho poche notizie di questa Azienda.
Conoscevo il Cabernet Sauvignon nella versione
normale, in particolare ricordo un ottimo ‘95. Il Corti 1991, mi è stato offerto
all’enoteca Bellavista (vedi spazio su questo sito), da Raffaele
Barbisan, titolare.
Dalle notizie fornitemi da Raffaele, si tratta di una selezione
prodotta in numero ridottissimo di bottiglie , che viene venduta (a
pochi forutnati) dopo molti anni dalla vendemmia. Profumi del tutto
nuovi, estranei – nella mia memoria- al cabernet sauvignon.
Immediati i richiami alle spezie: pepe rosa, cannella, e altre di
cui non ri-conosco il nome, quasi ad essere in uno di quei mercatini
del medio oriente, dove si fondono mille profumi. Bocca fresca ,
lunga e complessa. Eccellente oggi, ma ritengo con ampi margini di
crescita negli anni a venire. Il più buon cabernet sauvignon del
Veneto che abbia finora assaggiato. Fra i miei top 50 (FF).
24/08/2008
Assaggi
d’agosto

Almeno
una volta l’anno – se potessi sarebbero due, tre, cinque….- mi reco
in pellegrinaggio in Toscana, la terra che mi ha fatto innamorare
del vino. Vado a trovare amici e a vedere o rivedere luoghi: spesso
le due cose coincidono, e sempre, assaggio le nuove annate dei
miei vini .
L’amore per la Toscana mi rende
più critico nei confronti di ciò che incontro. Mi
infastidisce, ad esempio, la difficoltà che si ha nel trovare un
luogo dove poter mangiare e bere bene, amplificata nel caso in cui
il paese o la città siano fra quelle più frequentate da turisti. Non
mi riferisco alla ristorazione di alto livello- che, nel mio modo di
pensare- è troppo fredda e riverenziale. Mi riferisco ai luoghi di
tutti i giorni, dove è comunque possibile provare piacere da un
piatto semplice e da un onesto bicchiere.Ho constatato, in questi
tre giorni da Firenze a San Gimignano e ritorno, che il concetto di
temperatura ambiente è quasi sempre applicato alla lettera: vini
rossi serviti a 28-30° oppure dimenticati in frigo e assaggiati a
8-10°. Non posso per questo
motivo commentare il Chianti
Rufina Colognole 2004 (servito in un bel calice sui 30°) e
neppure il Chianti Classico
Castello di Fonterutoli
2006 (servito attorno agli 8°).
Mi ha lasciato perplesso il
Chianti Classico Isole e
Olena 2005 decisamente (uso un eufemismo) pétillant, e devo
leggere dall’agenda 86/100 per il
Chianti Colli Senesi Vagnoni
2006 per averlo bevuto senza prestargli l’attenzione dovuta. Nei
due giorni a San Gimignano ho assaggiato i vini degli amici Cesani e
Santini, come sempre quelli non ancora in commercio. In costante
crescita il ciliegiolo Serisè
, che con il 2006 non ancora imbottigliato , mostra la capacità dei
Cesani di valorizzare un vero autoctono; chiuso e non pronto per un
giudizio il Cèllori 2005 (l’anno scorso nello stesso periodo il 2004 era una
meraviglia); Impressionante invece il
Luenzo 2006, prima della
filtrazione e chiarifica, che
uscirà fra circa un anno. Prevedo i massimi riconoscimenti dalle
guide. Mostra già grande eleganza, pulizia e razza. Non oso
immaginare come sarà dopo l’imbottigliamento.

Molte novità fra i vini di
Simone Santini : con
la Vernaccia
di San Gimignano, a mio parere, Simone ha trovato ciò che
cercava. Lo dimostra la versione 2007, secondo me molto vicina alle
già grandi 2005 e 2006. Potrei dire anche per lui, quest’anno, 3
bicchieri dal Gambero Rosso. Ma le vere novità sono i 2 vini
nuovi : il
Gabriele 2006 , merlot in purezza alla prima uscita, che per finezza
e freschezza, potrebbe essere scambiato per un Bordeaux. Il
Chianti Colli Senesi Riserva
Santa Maria 2006 (sangiovese e canaiolo nella massima
percentuale ammissibile) : dove pur mantenendo lo stile di Tenuta le
Calcinaie, si sente maggiormente la terra di toscana. Il
Teodoro 2006 (sangiovese
, cabernet, merlot) uscito dopo 2 due annate (2004 e 2005) saltate
perché non ritenute all’altezza, forse nella sua migliore versione
di sempre. In fine merita un cenno il
Chianti Colli Senesi 2007
: doveva essere imbottigliato i primi di maggio, ma, ritenuto non
pronto andrà in bottiglia in questi giorni. A memoria dovrebbe
essere Sangiovese in purezza : una meraviglia!. Ho infine avuto un
cenno di rassicurazione : forse fra un paio d’anni uscirà qualche
bottiglia di Merlot Cesani
2007, che chiedevo dalla vendemmia 2001, se così sarà, bisognerà
fare a pugni per averlo! (FF)
31/08/2008
Summus 1995 Castello Banfi
Caldo, liquido denso- saliva che si fonde con
saliva- scambio languido. Primari, secondari,terziari fuggono in
secondo piano. Domina la memoria. Il sale, il mare, il profumo e
sapore della sua pelle bagnata- l’incontro, lo scambio-gli scambi.
Sospesa leggerezza dei ricordi. Summus 1995, il suo preferito, è
cambiato, cambiati gli stati d’animo. Nitido, giovane, facile , otto
anni fa. Oggi meno esuberante, più maturo, meno leggibile. Intatto
il ricordo, le sensazioni. Suo preferito, fra i miei preferiti : un
po’ malinconico lo scorrere, l’evolversi, il cambiamento. Il colore
e il calore sono quelli di un Brunello vero, sole e terra di
toscana. Prugna, caffè, liquirizia, goudron; poi anice, chiodi di
garofano , pepe rosa, zenzero , cioccolato. Cabernet sauvignon,
sangiovese, merlot, syrah – taglio paritetico : 25,25,25,25. Formula
quasi perfetta. Meglio solo il vitigno in purezza, dove sopra tutto,
ne emerge l’anima. Il vino e
la vita vanno vissuti e festeggiati (FF).
16/10/2008
Chianti Classico Riserva 2003 Colle Bereto
Assaggio, offertami dall'amico Gianni Faggi,
questa bottiglia di Chianti Classico riserva 2003 Colle Bereto,
azienda della famiglia Pinzauti (industriali Fiorentini e parimenti
validi produttori di Radda in Chianti). Un Chianti che ti porta nel
Chianti. Sangiovese con aggiunta di un po' di merlot che non lo
rovina e non lo rende ruffiano. Ho apprezzato di questo vino la
potenza e la struttura che va contro le tendenze modaiole. Una
moda che premia vini con sempre meno gradi alcolici, sempre meno
potenti e di facile beva. In etichetta, in caratteri ben evidenti,
sono indicati i 14,5 gradi che lo contraddistinguono. Troppi
produttori oggi, sono costretti ad indicare gradazioni inferiori a
quelle effettive, per vendere i loro vini( provate i vini di
Alessandro Dettori, arrivano facilmente a 15 -16 gradi e più:sono
bevibilissimi!). Se riuscite a trovarlo, assaggiate il
Cènno, un Pinot Nero in purezza, che non
ha nulla da invidiare ai suoi più nordici colleghi.(FF)
25/10/2008
Ribolla 1999 Gravner

Ho
sempre sostenuto : impossibile giudicare seriamente un vino, senza
conoscere chi lo ha creato. Bevo, uno , due , tre bicchieri di
Ribolla 1999 di Josko Gravner.
Posso solo affermare : veste straordinaria, nulla più. Per il resto
: piacevole imbarazzo (imbarazzo: Freud diceva- ammissione di
eccitamento). Ho di fronte una donna di rara sensualità, che mi
sussurra parole di cui non comprendo il significato. E' una
sensazione piacevolissima, ma non nascondo lo smarrimento. Spero un
giorno di poter bere assieme a Gravner la sua ribolla, in modo da
potervi entrare
completamente. (FF)
02/11/2008
Bas-Armagnac
Dartigalongue 1950

E’ capitato, che in qualche mercatino si
acquisti un quadro per pochi spiccioli, e si scopra poi essere una
preziosa opera d’arte. Un fatto simile ha portato questa bottiglia
all’Osteria Bellavista dell’amico Raffaele. Offertomi il venerdì
sera, non ho potuto fare a meno di tornare il giorno dopo ad
acquistare quello che restava della bottiglia : quanto basta per due
o tre assaggi. Bas-Armagnac è il cru più prestigioso di questa
denominazione della Guascogna, regione a sud est di Bordeaux :
terreni rossi per i residui dell’ossido di ferro, sabbiosi, ricchi
di argilla e silicio, poveri di calcare. L’Armagnac è un distillato
di vino, comunemente chiamato brandy. Le uve da cui nasce sono
principalmente l’ugni-blanc, folle blanc, picpoul, blanquette,
clairette. Nel passaggio dalla bottiglia al bicchiere il profumo si
diffonde a metri, intenso ma sottile, faccio fatica a trovarne le
analogie, poiché non abituato. Vena caramellata e un richiamo al
tabacco da pipa, poi paglia, liquirizia, cannella, cuoio. In bocca è
finissimo, avvolgente, riporta a tempi lontani. Quasi una macchina
del tempo, ti fa immaginare di essere tornato al 1950, durante la
sua distillazione. A ormai sessant’anni da quel momento , si estende
lunghissimo in bocca con una persistenza ed una morbidezza senza
eguali. Sono passati oltre dieci minuti dall’assaggio e la bocca è
ancora invasa dal suo calore, il naso pregno dal suo profumo : ne
sono completamente rapito. (FF)
9/11/2008
Nebbiolo
Vigna Granda 2005 Ghiomo

Conosco Giuseppino Anfossi da poco, meno di un anno. Lo stesso vale
per i suoi vini : assaggiati la prima volta assieme a lui, un
privilegio. Assaggiare il Vigna Granda 2005 ,
significa per me iniziare ad averne una visione verticale.
Impropriamente, lo definirei un deuxième cru aziendale – il
nebbiolo più importante è infatti il Nebbiolo
d’Alba Sansteu. Già mi pento di aver stabilito una
gerarchia: i due nebbiolo sono semplicemente diversi- diversamente
buoni. La versione
2005, rispetto alla
2004, mi sembra, pur nella sua gioventù,
maggiormente pulita e sottile. Vino di nessun peso, tuttavia ricco e
caldo, piacevole, facile eppure complesso. Quando lo assaggi, la
bottiglia finisce.(FF)
16/11/2008
Il Tornese
1998 chardonnay Drei Donà Tenuta la Palazza

Dopo dieci anni dalla vendemmia molti bianchi –
e a dire il vero, molti rossi – passano ad altra vita. Ho atteso
anni quest’assaggio e, in cantina, mi attende un Tornese
1995. Il giallo
dorato brillantissimo e limpido, fanno presagire che
questo vino abbia ancora qualcosa da raccontare. Al naso
ricorda certi Champagne: lievito, burro, cioccolato bianco,
nocciola, vaniglia. Il legno è ancora ben presente, ma non è
disarmonico. Sono comunque i terziari a dominare. Un piacevole e
dominante richiamo all’antico lo rendono aristocratico. In bocca
ricorda il brandy, l’acquavite. L’assenza di acidità lo appiattisce
, ne cambia lo stato. Va bevuto da solo, meglio se soli. Da
meditazione (FF).
22/11/2008
Alto
Adige Pinot Nero Mazzon 2001 Gottardi

In uno dei nostri incontri Gino Veronelli mi
disse: “Se lo trovi, assaggia il Pinot Nero 1996 di Gottardi è
migliore del Romanèe-Conti”. Non ho trovato il Gottardi 1996, e
neppure assaggiato il Romanèe-Conti (attenderò che quest’ultimo mi
venga offerto, visto che mille euro non bastano per acquistarlo). Ho
comunque assaggiato diversi grandi Pinot Nero di Borgogna e ora
questo 2001 proveniente dal cru Mazzon, principe fra i cru di pinot
nero alto-atesini. Al di la delle caratteristiche organolettiche,
non so trovarvi – limite mio- attinenza con i Pinot Nero di
Borgogna. Spero un giorno di trovare da qualche parte un Gottardi
1996 e magari sullo stesso tavolo, una bottiglia di Romanèe-Conti:
sarebbe sicuramente un momento memorabile (FF).
Efeso
Val di Neto Bianco 2002 Librandi

Mantonico in purezza, frutto del lavoro e della
ricerca di personaggi del calibro di Donato Lanati
Attilio Scienza e Nicodemo Librandi, già nel bicchiere mette
in difficoltà. Colore giallo oro brillante, grasso, denso,
concentrato. Ricorda lo chardonnay, e sicuramente non piacerà a
tutti quelli che seguono la corrente modaiola che considera un reato
l’affinamento in barrique. Assaggiato alla sua uscita nel 2004 e
riassaggiato a distanza di quattro anni, lo trovo migliorato.
Nonostante la sua bassa acidità, sono convinto che migliorerà
ancora. Abbiamo la fortuna di avere un documento (Corriere della
Sera del 21 luglio 2002) di Gino Veronelli , che riporto pari pari:
“Oggi ho sul tavolo dei miei
assaggi il Mantonico 2001 di Nicodemo e Antonio Librandi. 3 le
bottiglie bevute. Bicchiere via bicchiere, in uno spazio di tempo
“umano”. Non so quanti saranno i colleghi che l’hanno già
classificato. Spero con parole esterrefatte, da che io – che son
decano- neppure riesco a tentarlo un esame organolettico. Di più, di
più, di più. Torno si alla prestanza alcolica ed al sentore maschio
di roccia calda. Cosciente che dovrei accollarci attorno la serie
delle “mie” aggettivazioni. Per la prima volta, di fronte al
miracolo enoico, mi sono inginocchiato come il Maestro, Andrè
Tchelischeff”.
28/11/2008
Morellino
di Scansano Poggio Valente 1999 Le Pupille.

Il vino che più rappresenta la Toscana ? Il Morellino.
Meglio : Il Morellino è il vino che più racconta la
toscanità.
E’ il vino che trasmette le atmosfere dei primi film di
Pieraccioni : la solarità, il calore , la burla, le zingarate. Sono
passati una decina d’anni dalle ultime scampagnate fra amici in quel
di Montalcino, Montepulciano, Scansano.
Le fritture della
Trattoria
Sor Paolo (unico fabbricante
delle celebri Prugne di Sor Paolo) in quel di San Casciano Val
di Pesa, il Chianti in fiasco dell’Osteria
Cocotrippone a Firenze,
la mitica ribollita e le frittate accompagnate dal morellino sfuso
alla Tana dei Lupi di
Scansano, il Peposo all’Imprunetana della
Cantinetta di Rignana a
Greve in Chianti. La
Locanda
Alla
Luna a Tirli : pagavi per tre una camera con due letti (il
terzo dormiva per terra). Oppure uno dei tanti sgangherati
agriturismo dove in bagno ci trovavi l’alveare e te la tenevi fino a
scoppiare (il più temerario, Mauro, punto in fronte da un’ape
incazzata). Questo è il
Morellino. Il Poggio Valente entra però nella categoria dei vini
aristocratici, al pari di un grande Brunello di Montalcino.
Vinificato per la prima volta nel 1997, ha fatto da apripista
, assieme al Morellino
Riserva di Moris Farms e al
Capatosta di Poggio
Argentiera : dopo di loro decine e decine di vini sempre più
tecnici e banali. Dovessi consigliare oggi un Morellino
da bere direi di
acquistare quello della
Cantina Cooperativa del Morellino di Scansano, in particolare il
Vignabenefizio.
Tornando al Poggio Valente
1999, sopra la mia tavola questa sera, ecco le mie annotazioni.
Al naso: ciliegia matura, prugna secca, cuoio, pepe rosa, paprika,
iris. In bocca caldo denso e avvolgente, balsamico con tannini fini,
fitti e amalgamati: perfetto uso del legno piccolo. Un vino ancora
giovanissimo, credo al suo massimo ora, ma con moltissimi anni
davanti. Eccellente. (FF)