...Con l'auspicio che quest'anno, l'economia, ancora sotto una cattiva stella ritrovi la giusta strada...
17/12/2010
Chardonnay Vettori 2002

I vini di Arturo Vettori hanno avuto la capacità di farmi
ricredere. Cosa non facile, visto che sono decisamente testardo.
Non apprezzavo il Prosecco : il suo è buonissimo. Non
immaginavo che l’Incrocio Manzoni 6.0.13 potesse
raggiungere livelli qualitativi tali da poter essere proposto
degnamente non sfuso, o come semplice
Ombra da Osteria : il suo
Manzoni Bianco ha finezza, delicatezza, pulizia e rara
eleganza. Ciò che però mi ha letteralmente lasciato basito è stato
l’assaggio di una sua “vecchia” bottiglia di Chardonnay.
Credo l’abbia imbottigliato finora due o tre volte in non più di
mille bottiglie. Il 2002
fu affinato in barriques e il suo assaggio ha seguito di poco
quello di due Chardonnay
friulani di fama e costo decisamente superiori, considerati
fra i migliori d’Italia.
Andati i secondi , il
Vettori
13/11/2010
Siepi 1995

Se amo il vino, lo devo a tre vini. Me ne innamorai e fu passione. Neanche a dirlo : toscani. Summus 1995, memoria di un amore. Solengo 1995, celebrazione di una nascita. Siepi 1995: solo vino. I miei ricordi sono lì, nella bottiglia, per la bottiglia. Ricordo la forza, il colore, il calore. Ricordo i profumi : ne fui rapito. Ricordo l'infinita lunghezza. In bocca morbido, ricco , pieno. Per molti, il miglior vino prodotto in Toscana quell'anno. Ho il rammarico di non averlo associato ad un amore, una passione, a qualcosa di importante. Ho pensato, passati tredici anni, che oggi possa rappresentare le parole non dette. Smussata la forza, non il calore, leggermente il colore. Meno esuberante, lo devi cercare, lo devi capire. Pare illuderti con la sensualità dei profumi, della nostra terra ed esotici assieme. Languido l'incontro con le labbra, poi tendi a perderlo, fugge. E' come capire uno sguardo : credi di aver inteso, ma torni indietro e ti perdi confuso. Non hai l'aiuto delle parole : è il confine con il sogno. Lo senti vicino, quasi lo sfiori e poi ti ritrai. Comunque appagato, lo cerchi ancora, e ad ogni bicchiere, ad ogni incontro, lo scopri nuovo (FF)
Alla fine,
le parole non dette.
L’incrocio, lo sguardo, lo scambio.
Labbra su vino, labbra su labbra.
Labbra su vino e labbra.
Liquido scambio.
Parole non dette, passione e ragione.
Realtà come vorresti che sia.
Pennello d’artista su tela,
che sogna il reale e diviene tale.
Le parole non dette
Liberano la possibilità di sognare.
31/10/2010
Tavernello Frizzante Rosato e Bianco

Se non bevi del vino cattivo, non puoi riconoscere quello buono. "Nato dalle migliori uve italiane e grazie ad una sapiente frizzantatura.." - così recita la retroetichetta. E' il quarto vino più venduto al mondo. lo definisce tale - lo definisce vino-anche Wine Spectator. Consiglio a chi ama il vino di assaggiare il Tavernello : dopo, il vino, lo amerà di più. (FF)
03/10/2010
Vernaccia ! Vernaccia !! Vernaccia !!!
assaggi presso il Museo del vino Vernaccia di San Gimignano
Puoi affermare di conoscere una persona per il fatto di avergli stretto la mano? E il fatto di conoscerla significa che la capisci?. Le migliaia di "sentenze" che arriveranno a giorni dalle guide dei Vini, non sono forse il frutto di una stretta di mano e a volte- neppure di quella?. Alla fine del mese di agosto, ho avuto modo di assaggiare molte Vernaccia di S. Gimignano, di aziende e annate diverse. Una prima serie grazie alla disponibilità di Andrea Chiti, che ringrazio! (lo puoi incontrare al Museo del Vino Vernaccia di San Gimignano - Strada del Vino Vernaccia di San Gimignano). Una seconda serie grazie agli amici Cesani, una terza grazie a campioni che mi sono procurato direttamente. Lungi da me voler dare giudizi guidaioli. Valgono però le regole : quasi sempre la Vernaccia migliora l'anno successivo alla sua immissione nel mercato. Quasi sempre la Vernaccia ha ottima capacità d'invecchiamento. Troverai di seguito ciò che ho assaggiato. In evidenza (blu), ciò che d'impulso mi è sembrato sopra la media.
assaggi presso l'azienda agricola Cesani
Ovviamente assieme ai bianchi, ho assaggiato delle stesse aziende i rossi e i rosati, oltre a qualche Vin Santo. Qui non ne scrivo per l'eterogeneità dei campioni. (FF)
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | La Mormoraia |
| Vernaccia di San Gimignano Hydra | 2009 | Il Palagione |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | Pietrafitta |
| Vernaccia di San Gimignano Tropìe | 2009 | Il Lebbio |
| Vernaccia di San Gimignano | 2008 | Rubicini |
| Vernaccia di San Gimignano Vigna Fontabuccio | 2007 | Vagnoni |
| Vernaccia di San Gimignano Vigna Casanuova | 2006 | Fontaleoni |
| Vernaccia di San gimignano Evoè | 2006 | Panizzi |
| Vernaccia di San Gimignano Sanice | 2008 | Cesani |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | Cesani |
| Vernaccia di San Gimignano Sanice | 2006 | Cesani |
| Vernaccia di San Gimignano (prova di vinif.) | 2009 | Cesani |
| Vernaccia di San Gimignano | 2006 | La Castellaccia |
| Vernaccia di San Gimignano magnum | 2008 | La Castellaccia |
| Vernaccia di San Gimignano Murice | 2008 | La Castellaccia |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | San Quirico |
| Vernaccia di San Gimignano Isabella | 2004 | San Quirico |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | Canneta |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | San Donato |
| Vernaccia di San Gimignano | 2008 | La Marronaia |
| Vernaccia di San Gimignano Visilia Nera | 2009 | La Marronaia |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | Poderi del Paradiso |
| Vernaccia di San Gimignano Biscondola | 2008 | Poderi del Paradiso |
| Vernaccia di San Gimignano | 2009 | Tenuta le Calcinaie |
| Vernaccia di San Gimignano | 2008 | Tenuta le Calcinaie |
| Vernaccia di San Gimignano Vigna ai Sassi | 2006 | Tenuta le Calcinaie |
| Vernaccia di San Gimignano Vigna ai Sassi | 2005 | Tenuta le Calcinaie |
06/09/2010
Argiano & Joly

Per anni, alcune Guide dei Vini – fortunatamente quelle che oggi
hanno perso maggiore credibilità – hanno avuto quasi il ruolo di
market maker.
Alcuni si permettevano, con indegna
arroganza, di suggerire a chi lavora, come doveva fare il
proprio vino. Deriso, dieci anni fa, chi non utilizzava
la barrique. Deriso oggi, chi la sta utilizzando. Rincorsa al
biologico, al biodinamico e a tutta una serie di pratiche che
richiedono grande perizia per non far danni. Azzardo ciò che sarà :
il mercato, stanco di vini difettosi e puzzolenti, tornerà a
chiedere i vini elevati in legno piccolo.
Non è importante quale sia la
filosofia applicata al proprio lavoro : il contadino deve fare il
suo vino. Ed il
suo vino dev’essere
assolutamente piacevole da bere. Recentemente ho bevuto, con l’amico
Andrea, una bottiglia di
Clos
de
16/5/2010
Moscadeddu 2005 Tenute Dettori

Alessandro Dettori ritiene che i suoi vini vadano spiegati. Sono solo in parte d'accordo con lui. Ogni volta che ho condiviso l'assaggio dei suoi vini con persone non abituate a codificare, a cercare la similitudine con improbabili spezie, frutta e verdura, rari animali o fiori di montagne sperdute, sono rimasto sorpreso da quanto fossero apprezzati. Diverso l'assaggio di un degustatore esperto. In questo caso per apprezzare veramente i vini di Alessandro, bisogna imparare a dimenticare l'esperienza. Lasciate perdere l'approccio accademico, altrimenti la presenza del produttore è indispensabile. Quando lo bevi, immagina che sia solo vino: ne rimarrai rapito. Unico personalissimo suggerimento: bevi i rossi leggermente più freschi e i bianchi leggermente più caldi di quanto ti insegnano i professori. Il Moscadeddu è un Moscato di Sorso Sennori. Non attenderti dolcezza, prendono il suo posto 16°alcolici ed il calore della sua terra. (FF)
14/03/2010
Veneranda Vite parte II

Quando scrissi del mio fortunato incontro con Amirkal, Klekso e
I2, non sapevo che essi confezionano da sé i loro
abiti. In effetti i loro caratteri inconfondibili si riflettono
anche nel vestire. Amirkal: il
fuori da ogni moda. Klekso : il solare estroverso. I2:
neanche a dirlo, il sofisticato. Da quando ho saputo dagli amici di
Veneranda Vite, che le etichette dei loro vini sono effettivamente
rappresentazioni artistiche di Marco Verdiglione, ( pitto-scultore,
le cui opere sono osservabili nel sito internet
http://www.equilibriarte.org/gal/11017
) , mi chiedo quale caso-caos-causa, abbia legato fantasia e realtà.
Vino-personaggio ed etichetta-artista. Verdiglione sarà più I2,
Klekso o Amirkal? Mi godo, mentre penso, l’opera
multipla: confezione – scultura – pittura- etichetta-vino,
regalatami da Giovanni e

Pitto scultura / confezione di Marco Verdiglione -2009
31/01/2010
Amirkal, Klekso e I2 Veneranda Vite

Amirkal se ne stava seduto a terra – jeans, t-shirt , scarpe da ginnastica- lo sguardo lontano, troppo per non essere quello di chi si guarda dentro. Lo osservavo avvicinandomi, me lo avevano descritto come un po’ burbero, introverso, a volte duro, ma capace di slanci inaspettati per chi riconosce come amico. Vedendomi arrivare, fece breve cènno con il capo, prima di tornare con lo sguardo verso la valle : vigneti bassi e curati, ma in fondo rispettati, come se non si volesse interferire troppo con ciò che la natura decide. Dissi che ero lì perché mi avevano parlato del suo lavoro e di quello dei suoi fratelli Klekso e Idue. Alle mie parole si alzò da terra pulendosi alla buona i pantaloni leggermente sporchi di terra. I tre fratelli erano noti in zona per la loro abilità nel lavorare il legno. Le loro strane sculture erano rare e richiestissime, e, sebbene per lo stile parevano scolpite dalla stessa mano, avevano caratteristiche comunque differenti. Mi accompagnò nel laboratorio dove Klekso, intento a scalpellare, vedendomi si fermò e mi strinse la mano sorridendo. Meno introverso e più comunicativo, iniziò a parlarmi del loro lavoro e mi indicò una serie di figure in legno disposte sui lati e poco distanti da noi. Le differenze rispecchiavano i caratteri. A dire il vero c’erano solo le sue e quelle di Amirkal. Le prime erano di più facile interpretazione : nudi femminili con espressioni solari, semplici e per questo sensuali. Le seconde affascinavano perché erano al tempo stesso figurative e astratte: immagini della natura, umana e non. Ma al di là della loro apparenza estetica, quello che volevano davvero trasmettere era un’idea. Ho sempre sostenuto che sia impossibile giudicare l’opera di un’artista se non lo si è conosciuto, se non si comprendono le forze che hanno generato l’opera e ciò che esso stesso vuole rappresentare. In ogni caso nel laboratorio nessuna traccia delle opere di Idue. Gli sguardi complici dei due fratelli quasi volevano sviarmi quando chiesi di lui. Sghignazzavano , lo apostrofavano come “il Lord”, il “principino”. Mi dissero che avrei potuto trovarlo nel suo laboratorio, che non condivideva con i fratelli, ricavato direttamente nell’appartamento situato a una cinquantina di metri da lì. Mancava poco al tramonto e decisi di recami da Idue prima che fosse buio.

Tirai più volte la corda che faceva suonare una piccola campana in bronzo,e, dopo una decina di minuti, si presentò il terzo fratello. Sebbene la somiglianza era evidente, Idue era vestito elegantemente, e il linguaggio usato faceva trasparire una figura certamente egocentrica. In effetti appena vidi le sue sculture rimasi impressionato dall’eleganza e dalla tecnica, dalla pulizia dei tratti e dalla sicurezza della mano. Stupiva come sa stupire un grande pianista. Amo il Jazz. Se dovessi associare i tre fratelli ad altrettanti musicisti , direi che Idue mi ricorda Keith Jarrett, Amirkal Miles Davis e Klekso Bill Frisell. Parlai a lungo con Idue osservai le sue opere e ascoltai le sue parole. Quando decisi di andare – mi aspettava un lungo viaggio in auto- era ormai notte, il cielo era limpido e nero e illuminato in modo quasi irreale dalle stelle, che in città si vedono poco. Camminando verso la macchina, dissi a voce bassa “grazie!”, non sapendo neppure a chi mi stavo rivolgendo, ma certo che mi avrebbe comunque sentito.
Devo riconoscenza a Giovanni Barbieri per
avermi fatto conoscere i suoi vini (ma so che pari riconoscenza
si deve a